Come preparare il perfetto fish & chips: ingredienti e procedimento da seguire

Fish & Chips, procedimento per effettuarlo, ingredienti

Se si prepara un fish & chips di grande livello si riuscirà a competere con i migliori ristoranti in grado di preparare questa pietanza tradizionale in tantissime culture. Si tratta di un piatto amato da tante persone e che, se preparato nel modo migliore possibile, sarà in grado di regalare gioie per il proprio palato: ecco come preparare il perfetto fish & chips!

Consigli da seguire per preparare il perfetto fish & chips

Questa ricetta di pesce è, probabilmente, quella preferita di tutti, non soltanto nelle culture che prediligono e amano il fish & chips, ma anche tra tutte quelle persone che che sono amanti del pesce.

Quando è fatta bene, questa ricetta rivaleggia con tutto ciò che si può comprare e trovare in ristoranti vicino al mare o all’oceano. Chiaramente, per chi abita in zone di mare o nei pressi dell’oceano, utilizzare il pesce fresco è assolutamente consigliato; in alternativa, si può utilizzare tranquillamente un merluzzo opportunamente acquistato, fritto per un paio di giorni, e da non congelare assolutamente!

Ciò potrà portare ad un’enorme differenza nel sapore e nell’aspetto finale del fish & chips. Ovviamente, allo stesso tempo, mentre si bada alla miglior realizzazione possibile del pesce, anche le patate devono essere trattate nel migliore dei modi, in modo da bilanciare perfettamente i sapori. 

Come preparare le patatine fritte

Il procedimento da seguire per realizzare le patatine fritta è fondamentale per la realizzazione di un ottimo fish & chips: la prima cosa da fare è realizzare patatine fritte dello spessore che si desidera, partendo da 4 o 5 patate. Le patate andranno poi fritte in friggitrice per circa 6/7 minuti, fino a quando non raggiungeranno la doratura desiderata. Una volta che ciò sarà accaduto, le patate dovranno essere trasferire su una teglia da cospargere di sale e tenere in forno caldo a circa 200 gradi.

Questi pesce e patatine fritte saranno croccanti, saporiti e deliziosi, si otterrà la ricerca perfetta! Il consiglio è abbinarli con salsa tartara o aceto di malto.

Ingredienti per quattro persone

  • 450 grammi di merluzzo in filetti senza e sfilettati;
  • 1 tazza di farina;
  • 1 tazza di brodo di manzo;
  • 2 uova;
  • 1/2 cucchiaino di lievito in polvere;
  • 1/2 cucchiaino di sale;
  • 1/2 cucchiaino di pepe;
  • Aceto di malto (o spicchi di limone e salsa tartara).

Procedimento

La prima cosa da fare è mescolare la farina normale con il brodo di carne bovina, le uova, il lievito, il sale e il pepe: il procedimento sarà eseguito fino ad ottenere un composto omogeneo.

Immergete il pesce nella pastella, poi rivestire con altra farina; friggete in olio di semi in una padella profonda o in una friggitrice per 6/7 minuti, fino alla doratura desiderata. Condite con aceto di limone o malto e immergete nella salsa tartara.

Valori nutritivi

Calorie: 344kcal | Carboidrati: 47g | Proteine: 30g | Grassi: 3g | Grassi saturi: 1g | Colesterolo: 131mg | Sodio: 608mg | Potassio: 628mg | Fibra: 2g | Zucchero: 1g | Vitamina A: 165IU | Vitamina C: 1.2mg | Calcio: 66mg | Ferro: 3.5mg

Registrarsi a MètaSalute: ecco come fare

Registrarsi a MètaSalute

Cosa è MètaSalute

Conosciamo molto bene il Servizio Sanitario Nazionale in cui centri di eccellenza, infermieri qualificati, medici dalle eccezionali capacità, fino agli addetti ai servizi tecnici, tutto concorre a tutelare la salute dei cittadini, a curarli nel migliore dei modi per qualunque patologia si presenti.

La Sanità italiana è riconosciuta come una delle migliori del mondo come capacità di prendersi cura dei cittadini, dunque siamo molto riconoscenti a tutti gli operatori che operano in questo settore che, però, ha un neo piuttosto grande: i tempi di attesa.

Certamente se il medico di base o lo specialista ravvisa un carattere d’urgenza, il SSN fa fronte a tale urgenza ma se hai un problema non urgente, devi affrontare i lunghi tempi di attesa per visite ed esami specifici e lo stato di salute nel frattempo potrebbe peggiorare; questo, chiaramente non va bene, non dipende dagli operatori della Sanità ma dall’organizzazione dello stessa.

La via per poter provvedere a curarsi dovutamente senza attendere tempi lunghi è utilizzare la sanità privata ma il costo spesso non è affrontabile da molte persone. Per questo esistono le assicurazioni sanitarie che permettono di affrontare le spese sanitarie necessarie per la prevenzione e la cura.

I lavoratori del settore metalmeccanico hanno un’opportunità in più, avendo diritto di usufruire di un fondo integrativo di assistenza sanitaria, riservato, appunto ai lavoratori metalmeccanici, un fondo chiuso, quindi.

Tutti i lavoratori metalmeccanici hanno diritto ad iscriversi a tale fondo e utilizzarne i servizi e tale possibilità è estesa anche ai loro familiari conviventi, appartenenti al medesimo nucleo familiare. Come fare per registrarsi a MètaSalute? Lo vediamo subito.

Come fare la Registrazione

Al momento dell’assunzione l’azienda provvede alla creazione di un tuo profilo identificato attraverso il codice fiscale, quindi per eseguire la registrazione hai bisogno di avere a portata di mano questo documento. Per iniziare la Registrazione devi intanto collegarti al sito www.fondometasalute.it, potrebbe apparirti un messaggio all’apertura della pagina: se ciò accade, chiudilo e poi scorri la pagina verso il basso e fai un click sull’area verde “Area Riservata” inseguito a questo premi il pulsante “Registrati” e seleziona la voce “Dipendente” che trovi accanto alla voce “Seleziona le tipologia di utenza”.

Si apre una nuova pagina nella quale trovi la voce “Codice Fiscale Dipendente” dove dovrai digitare il tuo codice fiscale e mettere un segno di spunta accanto alla voce “Accetto” per autorizzare il trattamento dei dati.

Eseguiti questi passaggi devi apporre un altro segno di spunta accanto alla voce “Dichiaro di aver preso visione visione dell’allegato Regolamento del Fondo in ogni sua parte” e clicca su “Avanti”. Se dovesse apparirti un messaggio che ti rende noto che il tuo codice fiscale non è presente negli archivi del fondo, si presentano tre diversi casi:

  • Il Fondo non ha ancora aggiornato i dati forniti dall’azienda
  • L’azienda non ha ancora provveduto a registrare i tuoi dati
  • Si è verificato un errore nell’inserimento del tuo Codice Fiscale, un errore di digitazione.

A questo punto verifica con il Responsabile della tua Azienda se ha provveduto all’inserimento dei tuoi dati e se questo è confermato, fai verificare che non ci sia un errore di digitazione del tuo codice fiscale. Se da parte dell’azienda tutto è stato fatto e correttamente, prova ad attendere ancora qualche giorno per fare la registrazione.

Se tutto va bene, invece, inserisci i tuoi dati Username, Password, email e conferma l’email e clicca il pulsante “Avanti”. Nella schermata che si apre ti verranno richiesti altri dati personali di carattere anagrafico, inseriscili e conferma tutto con “Avanti”.

Ultimo passo da compiere è visualizzare il riepilogo dei dati che hai inserito e, se sono tutti corretti, premi il pulsante “Conferma ed invia email di registrazione”. In pochi secondi riceverai una mail sulla tua posta elettronica contenente un Link che dovrai selezionare per terminare la procedura. Ogni volta che vorrai accedere a MètaSalute non dovrai fare altro che fare il Login con username e password che hai impostato nella fase di registrazione.

L’alimentazione dei bambini

alimentazione dei bambini

L’alimentazione è un fattore fondamentale per il corretto sviluppo del bambino e per ridurre al minimo il rischio di insorgenza di problemi di salute quando il bambino sarà adolescente prima e adulto poi. Purtroppo spesso la loro alimentazione non è corretta. Ecco cosa fare.

Alimentazione: un vero problema

Nel mondo occidentale, soprattutto, l’alimentazione delle persone è generalmente scorretta ma soprattutto lo è quella dei bambini. I dati sono allarmanti: nel 2015 risultava in sovrappeso il 24,9% dei bambini e degli adolescenti, con punte ancora più allarmanti soprattutto nel sud Italia.

In queste aree, si sa, si mangia bene, nel senso che i piatti sono ricchi, gustosi e parecchio abbondanti. Naturalmente non si può generalizzare, ma la maggiore incidenza di sovrappeso infantile è un dato innegabile e grave.

Un bambino in sovrappeso, decisamente “in carne” non è un bambino sano, come popolarmente si crede, ma un bambino esposto a rischi, se non immediati, nel suo prossimo futuro. Occorre, quindi, in generale, impostare una corretta educazione alimentare nei bambini ma questo non può non passare per una corretta alimentazione di tutta la famiglia.

I problemi del sovrappeso infantile

Basta osservare alcune famiglie per rendersi conto di quanto sia vero ciò che abbiamo appena esposto: si vedono mamme, papà e figli tutti piuttosto “abbondanti”. Molti sostengono che si tratti di una questione genetica o ormonale, costitutiva si potrebbe dire.

E’ vero che esistono alcuni stati metabolici, delle malattie che portano al sovrappeso e all’obesità ma nel complessivo dei casi sono una percentuale esigua. Nella maggior parte dei casi si tratta di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica.

Alcuni medici piuttosto crudi nelle loro affermazioni sostengono con i loro pazienti obesi che dicono di mangiare pochissimo e di ingrassare comunque, che nei campi di concentramento tutti mangiavano pochissimo e di grassi non se ne vedevano.

I bambini in sovrappeso rischiano di sviluppare veri disturbi di carattere ormonale e funzionali di alcuni organi; molti di loro svilupperanno il diabete da adulti e le femmine possono andare incontro a problemi anche notevoli dal punto di vista ormonale con disturbi anche di carattere sessuale e di fertilità.

Non parliamo dell’incremento in età più avanzata del rischio di infarto e ictus e in tempi più brevi anche di una certa percentuale di rischio di sviluppo di Tumori: le ricerche di molti scienziati rivelano la drammaticità di questo tipo di rischio.

Come deve essere l’alimentazione dei bambini

É importante che i bambini assumano notevoli quantità di frutta, verdure, cereali, legumi. Anche la carne è loro necessaria, sia di pollo o tacchino che carne rossa, necessaria per la formazione dei globuli rossi e per il sistema immunitario ma con grande moderazione.

Al contrario occorre limitare al minimo il consumo di dolci e di grassi. Il consumo di pesce è altamente consigliato ma ci rendiamo conto che far mangiare ai bambini verdura e pesce è spesso un’impresa ardua.

Tutto nasce dalle abitudini familiari: se fin dalla prima infanzia in famiglia si consumano verdure e pesce, il bambino da sempre sarà abituato a questi gusti e non avrà nessuna difficoltà a seguire questa alimentazione. E’ evidente il ruolo della famiglia nella corretta alimentazione dei bambini.

Merendine & co.

La maggior parte dei bambini a scuola consuma una merendina. Nulla di più sbagliato: piuttosto al mattino preparategli un tramezzino di prosciutto o con altro companatico di carattere sano, niente crema al cioccolato spalmabile, marmellata e simili.

Il bambino, poi, a casa, andrà certamente alla ricerca di patatine, snack vari e cose simili, andando a peggiorare decisamente la situazione. Per merenda andrà, invece, benissimo un frutto, uno yogurt, un frullato di frutta che danno molte vitamine e sali minerali utili al bambino.

Evitate di andare a mangiare nei Fast Food: il cibo che si consuma in questi luoghi non va bene né per il bambino né per i genitori. Un’eccezione ogni tanto va bene, è gratificante e quindi assume anche una valenza positiva ma che non sia la norma.

Anche nella cucina casalinga cercate di ridurre al minimo l’uso di condimenti, grassi, salse. Ottimo l’olio d’oliva da usare a crudo ma assolutamente no ai grassi idrogenati, tipo margarina, per capirci, veramente dannosi per l’organismo di tutti, di più per i bambini.

Infine cercate di evitare i cibi surgelati prefritti o precotti. I surgelati sono ottimi per le verdure, per  i gelati che sono anche sani se in piccole quantità ma assolutamente evitate i piatti come, ad esempio, lasagne e cannelloni pronti o le minestre e risotti in busta, carichi di conservanti ed altri additivi e insaporitori che non fanno assolutamente bene.

Il bruciore allo stomaco

bruciore allo stomaco

Molte persone accusano una sensazione di bruciore allo stomaco con localizzazioni diverse. In molti casi ciò che viene riferito come “bruciore alla stomaco”, in realtà, è un problema all’esofago e solo marginalmente interessa veramente lo stomaco. Attenzione a non confondere il bruciore allo stomaco con patologie cardiache.

Differenziare l’origine del problema

La cosiddetta Pirosi retrosternale, la sensazione di bruciore riferita come localizzata “alla bocca dello stomaco”, quasi sempre è da riferire ad un’infiammazione dell’esofago, anche sovente associato a fenomeni di reflusso di cibo o di succhi gastrici.

Si presenta quasi sempre a seguito di pasti abbondanti e assunzione di alcool. L’abbondante consumo di cioccolato e cibi ricchi di grassi facilitano questo problema. Talvolta, in numerosi casi, la sensazione di acido arriva fino alla bocca.

Spesso si accompagna a rigurgito, ossia la risalita del cibo dallo stomaco verso la bocca anche se non si realizza l’episodio di vomito. In questi casi il disturbo peggiora coricandosi, cosa che spesso si fa dopo un pasto abbondante ma che è altamente sconsigliabile.

L’origine gastrica

Quando l’origine è veramente gastrica, si noterà un senso di pienezza dello stomaco, sazietà precoce e quasi sempre si associa anche nausea e vomito. L’assunzione di antiacidi migliora o risolve il problema.

A volte, però, si confonde il bruciore gastrico con problemi cardiaci; L’infarto cardiaco e l’angina pectoris spesso vengono avvertiti come dolore e bruciore allo stomaco ma vi sono differenze ben identificabili.

Nell’origine cardiaca, il problema risulta insensibile agli antiacidi e si vive anche un senso di oppressione toracica, una mancanza di fiato. L’insorgenza è quasi sempre improvvisa e non trae beneficio dal riposo, eccetto la sindrome anginosa che, al contrario migliora con il riposo per peggiorare nuovamente facendo qualche sforzo che, talvolta, è anche solo camminare.

Spesso, poi, il dolore si irradia alle braccia, alla mandibola, al dorso e al collo. In questa condizione occorre ricorrere al medico in brevi tempi.

 Cause del reflusso gastroesofageo

La mucosa dell’esofago è in costante contatto con il contenuto gastrico. Questo provoca una facilità di infiammazione della stessa mucosa, l’esofagite. Alcune condizioni costituiscono un fattore di maggiore rischio di insorgenza di questo problema:

  • Sedentarietà
  • Obesità
  • Fumo
  • Uso di alcoolici
  • Consumo di cibi ad alto contenuto di grassi

Il reflusso gastroesofageo è spesso presente durante la gravidanza e trae, in questo caso, origine sia dal particolare quadro ormonale sia da fattori di compressione meccanica legati alla crescita della pancia.

L’azione di farmaci

Molti farmaci hanno un’azione irritante sulla mucosa dell’esofago e su quella dello stomaco. Tra i farmaci di uso più comune capaci di provocare problemi di questo genere troviamo prima di tutto i FANS, ampiamente utilizzati anche al di fuori dell’ordine medico per aiutare nella soluzione di dolori di vario genere.

Chi non soffre spesso di mal di testa e per combatterlo non usa tipicamente l’ibuprofene oppure l’Aspirina? L’elenco di farmaci con azione negativa su stomaco e esofago è lunga, in realtà sono pochi quelli per cui questo effetto collaterale non sia segnalato nel foglietto illustrativo.

Le Gastriti

La gastrite è l’infiammazione della mucosa dello stomaco che può avere le stesse cause dell’esofagite ma anche parecchie altre cause:

  • Gastrite da Helicobacter Pylori
  • Gastrite da farmaci (specialmente della categoria dei FANS)
  • Gastrite Atrofica Autoimmune

L’Helicobacter Pylori

Si tratta di un batterio ampiamente presente in natura che si insinua nello stomaco replicandosi rapidamente. Entra nell’organismo attraverso cibi e con le mani non pulite. Ha la capacità di vivere bene nell’ambiente acido dello stomaco dove altri batteri muoiono.

Si può dimostrare la causa identificata in questo batterio tramite una gastroscopia con biopsia per analizzare il tessuto e ricercare nello specifico questo batterio. Oggi sono stati messi a punto anche altri test meno invasivi come l’analisi del respiro o nella ricerca di antigeni per questo batterio nelle feci.

In questo caso la terapia consiste nella somministrazione combinata di antiacidi e antibiotico. Se non trattata, trascurata, l’infezione da helicobacter Pylori può facilmente sfociare in un’ulcera gastrica e addirittura anche in un tumore dello stomaco.

La gastrite può essere provocata da farmaci, particolarmente i FANS. In questi casi, se possibile, questi farmaci devono essere sospesi ma non sempre questo è possibile, quindi occorre assumere dei farmaci gastroprotettori, che funzionano in diversi modi ma sarà preferito un farmaco inibitore della pompa protonica.

Ogni qualvolta per qualsiasi motivo si debba assumere un farmaco lesivo dello stomaco, andrebbe sempre prescritto e assunto un gastroprotettore per prevenire danni alla mucosa gastrica.

Gastrite atrofica autoimmune

Si tratta di una malattia che vede coinvolto il sistema immunitario che per vari motivi va ad aggredire le cellule della mucosa gastrica, in particolare quelle capaci di assorbire la vitamina B12 e il ferro.

Per questo motivo in questa patologia si presenta anche una forma anemica dovuta al mancato o ridotto assorbimento di queste due sostanza, essenziali contro l’anemia. La Gastrite atrofica autoimmune  può avere conseguenze anche serie:

  • Formazione di polipi
  • Aree di Metaplasia
  • Displasia
  • Neoplasia gastrica

Se soffri di bruciore allo stomaco, la prima cosa da fare in assoluto è cambiare lo stile di vita e l’alimentazione eliminando i cibi irritanti per stomaco e esofago.

Colesterolo alto: dieta e cura

Colesterolo

Cos’è il colesterolo

Il colesterolo è una sostanza non idrosolubile, grassa, che si trova in circolo nel nostro corpo attraverso la circolazione sanguigna; la sua presenza è dovuta ad una produzione propria, ad opera del fegato, ma anche introdotto con gli alimenti.

Il colesterolo si trova in tutte le membrane delle cellule ed è necessaria al corpo umano per la produzione di Vitamina D, acidi biliari e ormoni steroidei, quindi la demonizzazione del colesterolo, in realtà, è errata, non esiste una cosa buona in assoluto o un altra assolutamente cattiva, tutto dipende dalle quantità, dalla loro presenza, quindi anche il colesterolo deve essere presente nell’organismo ma non oltre una certa quantità, oltre la quale può provocare dei problemi.

La quantità di colesterolo nel sangue si chiama “colesterolemia”, quando è eccessiva si aggiunge al termine appena determinato il suffisso Iper- e questa condizione, che non provoca alcun sintomo evidente, rappresenta un pericolo per la salute, in particolare per il sistema cardiocircolatorio, avendo la capacità di depositarsi all’interno di vene e arterie tendendo a ostruire il vaso sanguigno impedendo la circolazione: questo meccanismo è alla base di infarti e ictus oltre a molti altri problemi connessi alla circolazione.

Come abbiamo accennato, il colesterolo non è solubile in acqua, quindi avrebbe ampie difficoltà a circolare con il sangue che è un tessuto acquoso e per questo la natura ha previsto un meccanismo, il legame con due proteine, le lipoproteine LDL e HDL capaci di far arrivare il colesterolo in tutto l’organismo per realizzare importanti reazioni biochimiche.

Le lipoproteine LDL hanno la funzione specifica di trasportare il colesterolo in tutto l’organismo, per questo è denominato “Colesterolo cattivo” in quanto è il mezzo di maggiore presenza del colesterolo nei asi sanguigni, quindi il mezzo che consente all’eccesso di colesterolo di esplicare la sua azione negativa. L’HDL, invece, provvede al meccanismo opposto, ovvero sottrae il colesterolo e i trigliceridi ai tessuti per riportarlo al fegato.

Per questo motivo è chiamato “Colesterolo buono”.  Questa azione impedisce l’accumulo del colesterolo nei vasi sanguigni, evitando la formazione di placche e ostruzioni.

I valori del colesterolo

Da quanto detto, si comprende come il rapporto tra LDL e HDL sia importante, deve trovare un suo bilanciamento; il rapporto tra Colesterolo totale e quello Buono rappresenta il rischio cardiovascolare che dovrebbe restare al di sotto di 5 per gli uomini e  4,5 per le donne ma oggi si considera soprattutto il livello di LDL come parametro per valutare le situazioni di rischio e il valore di rischio è considerato intorno ai 70 mg/dl o inferiore a questo valore mentre si considera un soggetto sano se presenta un valore oltre a 100 mg/dl.

Il colesterolo, lo sanno tutti, è introdotto anche con l’alimentazione essendo contenuto in abbondanza in:

  • panna, burro, formaggi e latticini in generale
  • carne, soprattutto quella rossa e compresi gli insaccati, le frattaglie eccetera
  • snack e merendine e molto altro.

Al contrario vegetali e pesce sono ricchi di acidi grassi polinsaturi che contrastano il colesterolo cattivo a favore di quello buono; la varietà degli alimenti è il mezzo migliore per assicurare un corretto bilanciamento del colesterolo nell’organismo. In particolare occorre evitare pasti troppo abbondanti e limitare il consumo di carne, soprattutto rossa a un paio di volte alla settimana.

Esistono anche forma di ipercolesterolemia indipendenti dall’alimentazione, predisposizioni familiari e ipercolesterolemie primarie non regrediscono nemmeno con le diete più corrette e in questi casi è necessario intervenire con farmaci capaci di ridurre il colesterolo, le statine innanzitutto.

Malfunzionamenti del fegato,  dei reni della tiroide e dell’intestino possono essere causa dell’incremento del colesterolo. Per ridurlo può essere anche utile l’assunzione regolare di probiotici. Utilissima anche un’adeguata attività fisica che riduce certamente il colesterolo, nell’ambito di una sana alimentazione.

La Cura dell’Allergia

Cura dell'Allergia

L’allergia è una reazione dell’organismo contro agenti che vengono riconosciuti dal sistema immunitario come aggressori ma tale reazione è caratterizzata da un elemento spropositato rispetto alla pericolosità degli stessi. Spesso l’allergia si verifica come problemi respiratori, scatenati da pollini di piante oppure da contatto con sostanze che provocano la reazione allergica.

L’approccio all’allergia

Nella valutazione di come affrontare l’allergia occorre tenere conto delle caratteristiche individuali della stessa e della rilevanza dei sintomi e dei problemi che provoca.

Soprattutto nella stagione primaverile ma anche estiva, nell’aria si trovano molti pollini rilasciati dalle infiorescenze che vengono inalati dalle persone. Questi causano, quindi, quelle che sono classificate come “Allergie inalatorie” che vanno a colpire soprattutto l’apparato respiratorio ma anche gli occhi.

Tipica è la rinite allergica che spesso si accompagna anche alla congiuntivite allergica, l’arrossamento degli occhi con forte sensazione di prurito e lacrimazione per via dell’infiammazione delle congiuntive provocate dagli allergeni presenti nell’aria e che vengono a contatto con tali mucose.

In altri casi l’allergia può provocare una reazione bronchiale con la contrazione delle pareti bronchiali, soprattutto quelle di minor calibro facendo insorgere l’asma bronchiale.

Questa può essere di diversi gradi, da lieve a severa, con rischio di ipossia generalizzata ma soprattutto cerebrale, fino ad arrivare a mettere a rischio la vita della persona.

E’ chiaro che l’approccio terapeutico deve essere diversificato in base ai problemi che l’allergia provoca.

Cosa considerare nella cura dell’allergia

Nella cura dell’allergia, quindi, occorre considerare più fattori come la gravità dei sintomi, la durata dell’allergia, lo stato di salute generale della persona, la risposta individuale ai farmaci, la sede interessata dall’evento allergico.

In tutti i casi di reazione allergica nell’organismo si libera l’Istamina, una proteina che attiva i processi infiammatori nelle cellule, a difesa dall’agente allergico. Di fatto, è l’azione dell’istamina a causare tutti i sintomi allergici, per cui il rimedio principe nell’allergia è costituito da farmaci in grado di contrastare il rilascio dell’istamina, farmaci detti antistaminici.

Nei casi più severi, quando l’allergia provoca asma severa e nei casi in cui la risposta agli antistaminici risulta insufficiente, il medico potrà optare per una terapia cortisonica.

La Cura locale

L’allergia provoca congestione nasale che ostacola la normale respirazione e provoca notevole gocciolamento nasale, irritando ulteriormente anche le narici e peggiorando il quadro infiammatorio.

A contrasto di ciò si possono utilizzare degli spray nasali che hanno la funzione di decongestionare le mucose riducendone l’infiammazione ma altri prodotti, sempre sotto forma di spray nasali, formano una sorta di pellicola sulle mucose, impedendo il contatto con gli allergeni, i pollini, determinando la riduzione dell’infiammazione e della conseguente congestione.

Particolare attenzione dovrà essere posta dal medico a particolari condizioni come la gravidanza e l’allattamento e la presenza di altre patologie quali il diabete, l’ipertensione, il glaucoma e molte altre e negli anziani.

Il Vaccino iposensibilizzante

Il cosiddetto “Vaccino” consiste nella somministrazione di piccole dosi dell’agente cui si è allergici al fine di indurre una reazione più modulata da parte del sistema immunitario verso l’allergene specifico.

Si decide per il vaccino quando la risposta alle altre terapie sia insufficiente e i sintomi particolarmente severi oppure quando l’utilizzo dei comuni farmaci non sia possibile per particolari situazioni del paziente e per effetti collaterali non gestibili.

Il vaccino viene somministrato per un lungo periodo, variabile tra i tre e i cinque anni e solitamente sortisce nel lungo periodo un effetto parecchio positivo con la riduzione netta della reazione allergica e quindi la scomparsa netta riduzione dei sintomi

Raramente la somministrazione del vaccino può provocare reazioni avverse che possono arrivare allo shock anafilattico. Per questo dopo ciascuna somministrazione occorre trattenersi nell’ambito in cui è somministrato per mezz’ora, trascorsa la quale la possibilità di reazione è praticamente nulla.

I Dolcificanti sono cancerogeni?

Dolcificanti

Molti dolcificanti diversi

I dolcificanti artificiali sono dei prodotti che hanno la funzione di dolcificare gli alimenti con un utilizzo alternativo allo zucchero, particolarmente utili in tutti i casi in cui l’assunzione di zuccheri sia sconsigliato o addirittura vietato, come in caso di diabete. Anche nelle diete dimagranti, laddove le calorie apportate dallo zucchero sono incompatibili con l’obiettivo della dieta, i dolcificanti consentono di ottenere lo stesso effetto dello zucchero ma praticamente senza apporto di calorie.

Diversi anni fa si è accesa una attenzione rispetto alla possibile nocività dei dolcificanti e un allarme è sorto rispetto alla saccarina, un dolcificante parecchio utilizzato all’epoca ritenuta un prodotto cancerogeno.

In effetti la saccarina è stata accertata come causa di insorgenza di tumore della vescica nei topi in seguito ad esperimenti di laboratorio. Questa scoperta ha portato, negli USA, all’obbligo di avviso di nocività per rischio di tumore sule confezioni di tale dolcificante, una cosa anche discutibile poiché se si ritiene che un certo prodotto sia cancerogeno si dovrebbe semplicemente vietare non limitandosi ad un semplice avviso.

Ulteriori studi hanno portato in seguito a capire che la cancerogenicità accertata sui topi non lo è, invece, per l’essere umano in quanto i meccanismi biochimici sono diversi rispetto ai topi e in conseguenza di questo l’obbligo di avviso sulle confezioni di saccarina è stato revocato.

In ogni caso sono proseguiti gli studi anche su altri dolcificanti nel frattempo prodotti e che oggi sono presenti sugli scaffali di negozi e supermercati; la saccarina è caduta in disuso ma non per la sua presunta e smentita cancerogenicità ma per motivi organolettici, per il potere dolcificante aumentato e migliorato con altri prodotti.

L’Aspartame

Un altro dolcificante tuttora utilizzato, l’aspartame, è stato accusato di essere causa di tumore al cervello riferendo un sensibile aumento di questo tipo di tumore dopo l’approvazione dell’aspartame come dolcificante, nel 1981 ma esperimenti su cavie non dimostrò mai questo sospetto.

Ulteriori indagini a seguito di un nuovo allarme dello stesso tipo nel 1996 dimostrarono come l’aumento di casi di tumore al cervello iniziò già nel 1973, ben 8 anni prima dell’approvazione e dell’immissione sul mercato dell’aspartame.

Ancora un’accusa di legame con linfomi e leucemie fu smentito da ricerche scientifiche anche con somministrazione di altissime dosi di aspartame in cavie da laboratorio. Ad oggi si può affermare la sicurezza di questo dolcificante.

 Il Ciclamato

Sembra proprio che il timore della cancerogenicità dei dolcificanti sia di grande proporzione in quanto anche il ciclamato fu accusato di essere responsabile di tumori alla vescica ma la FDA, l’Ente americano che vigila sulla pericolosità di farmaci ed alimenti in realtà non ha mai trovato evidenze di tale collegamento.

A scopo precauzionale venne sospesa la sua vendita in attesa di accertamenti nel 1969 ma dopo le ufficiali smentite sulla sua cancerogenicità e anche co-cancerogenicità, ossia la capacità di rendere cancerogeni altri cibi attraverso reazioni chimiche nell’organismo, vennero presentate istanze per il ripristino commerciale del prodotto che, tuttavia, non venne mai più autorizzato per il sospetto di altre nocività. In Italia è, invece, tuttora autorizzato.

Acesulfame, Sucralosio e Neotame

L’industria ha prodotto nel tempo altri dolcificanti, alcuni per un utilizzo generico, altri dedicati a particolari lavorazioni alimentari, quali l’Acesulfame, il Sucralosio e il Neotame.

Anche per questi dolcificanti la scienza ha approfondito le potenziali nocività legate al loro utilizzo con particolare attenzione alla possibilità che potessero essere responsabili in qualche modo e in qualche grado dello sviluppo di tumori ma dopo oltre 100 ricerche scientifiche nulla è stato trovato di negativo a carico di questi dolcificanti che, quindi, possono essere utilizzati con la massima certezza e serenità.

In genere i dolcificanti sono utili a ridurre l’apporto calorico, a controllare i livelli di glicemia nel sangue e ridurre i rischi di carie dentali.

Tumore al colon, quando l’alimentazione è la prima prevenzione

tumore colon

Sono decine e decine, annualmente, i casi di tumore al colon che vengono provocati da un’alimentazione che non viene controllata a dovere. Una dieta equilibrata e salutare, quindi, non è importante solo ed esclusivamente per un fatto di mera forma fisica, dal momento che diventa, quando non viene curata in maniera scrupolosa, un potenziale fattore di rischio per alcune pericolose patologie.

Al giorno d’oggi, poi, con il boom delle app per device mobili, non si hanno più scuse: curare la propria alimentazione è diventato più semplice rispetto a qualche tempo. Il grande uso dei dispositivi mobili ha rivoluzionato anche altri ambiti, come il gioco d’azzardo ad esempio. Gioca alla scopa nei casino online: ci sono così tante piattaforme online che offrono la possibilità di divertirsi anche direttamente dal proprio smartphone o tablet, ovviamente dopo il download dell’app dedicata.

Tumore al colon, quanto incide una corretta alimentazione

Che l’alimentazione svolga un ruolo primario in un gran numero di patologie non si può di certo considerare una novità. Un’indagine che è stata svolta da un gruppo di ricercatori della Tufts University, poi pubblicata sulla rivista scientifica “JNCI Cancer Spectrum”, ha messo in evidenza come siano davvero numerosi i tumori che si potrebbero evitare semplicemente dando uno sguardo più attento ai cibi che si consumano a tavola.

Un’alimentazione bilanciata, solamente sul suolo americano, potrebbe evitare la bellezza di oltre 52 mila casi di cancro al colon, che sono proprio insorti per via di una dieta sbagliata. Al medesimo risultato è giunta anche la Società Italiana di Gastroenterologia ed endoscopia (detta Sige), il tumore che colpisce il colon retto è il terzo maggiormente diffuso sul territorio non solo italiano, ma anche europeo.

Questa tipologia di cancro ha un rapporto estremamente profondo con l’alimentazione: infatti, nel 38,3% dei casi deriva proprio da una dieta sbagliata. Proviamo a pensare ai casi di tumore complessivi: ebbene, il legame con l’alimentazione è effettivo solamente nel 5% dei casi. Un’alimentazione errata incide spesso e volentieri nelle persone che hanno superato i 50 anni.

Gli studi più recenti

Recenti studi, però, dovrebbero far suonare il campanello d’allarme anche nelle fasce più giovani della popolazione. Ci sono cibi che più degli altri, però, possono favorire l’insorgere del cancro al colon retto. In modo particolare, stando allo studio che è stato portato avanti dai ricercatori della Tufts University, le lacune principali sarebbero quelle di cereali integrali e di latticini, oltre che un consumo eccessivo di carni processate.

Per il momento, invece, non ci sono degli indizi certi e concordanti per quanto riguarda tutti quei cibi che favoriscono l’aumento o la riduzione del rischio di sviluppare un tumore al colon. Diversi studi, però, si sono allineati sostenendo che selenio, vitamina E, fibre, omega-3 e polifenoli siano sostanze in grado di svolgere un effetto positivo da questo punto di vista.

Colazione, ecco gli errori da evitare nel primo pasto della giornata

colazione

Fare o non fare colazione? Il 17% degli italiani addirittura la salta senza troppi pensieri, mentre il 46% ci mette meno di una decina di minuti per farla. Per poi finire di prepararsi e fiondarsi sul luogo di lavoro. In realtà, invece, sono tanti gli aspetti positivi di fare colazione.

Per seguire un’alimentazione equilibrata anche a colazione sono tante le persone che sfruttano delle app che possano organizzare i pasti al meglio. Ebbene, l’uso delle app e dei dispositivi mobili sta modificando radicalmente le abitudini di un po’ tutti noi da qualche anno a questa parte. Anche nel gioco d’azzardo tutto si sta evolvendo in tal senso: tutti i siti di poker online messi in comparazione offrono la possibilità di puntare e piazzare scommesse anche tramite il proprio device mobile in modo semplice e rapido.

Fare colazione stimola l’aumento del senso di sazietà

Ad esempio, consumare regolarmente la prima colazione favorisce la diminuzione di quella sensazione di fame che comincia già a insorgere a metà mattina e che poi porta a mangiare molto di più durante gli altri pasti. Invece, dedicando il giusto tempo alla colazione, ecco che si può rendere ancora più regolare il consumo degli altri pasti.

Inoltre, chi fa colazione ogni giorno riesce anche a gestire molto meglio il problema legato al potenziale aumento di peso. Secondo una ricerca che è stata portata a termine da parte della Harward Medical School, tutti quelli che al mattino fanno colazione poi abbassano di circa il 50% il rischio di prendere peso e di fare i conti con un problema molto grave come l’obesità.

Uno dei tanti errori, però, che si fanno nel considerare superficialmente la colazione, è certamente quello relativo alla sua durata. Quanto tempo ci dedicate? Quello ideale è compreso tra 10 e 30 minuti. Insomma, la colazione deve trasformarsi in un pasto esattamente come tutti gli altri e non come un appuntamento da vivere in fretta e furia.

Alcuni errori che si commettono troppo spesso

Piuttosto, è il caso di cominciare a ritenere la colazione al pari degli altri pasti importanti della giornata, come pranzo e cena quindi. Una colazione corretta, infatti, dovrebbe essere in grado di garantire circa un quinto delle calorie che si dovrebbero assumere giornalmente. In una colazione ideale non dovrebbero mai mancare latte o yogurt, qualche fetta biscottata o fettina di pane, frutta fresca o spremuta, marmellata o miele e una tazza di tè o di caffè.

Occhio anche a seguire quanti sostengono che bere acqua e limone al mattino sia un toccasana, perché bisogna evitare di farsi condizionare dai consigli, o presunti tali, che vengono diffusi sul web. Un altro errore che si commette molto di frequente è quello di eliminare del tutto il latte vaccino. Più del 42% degli italiani è convinto che rimuovere completamente il latte dalla prima colazione possa portare un grande beneficio. Invece, è il contrario, visto che dà una mano alla reidratazione dopo le ore di riposo notturno e apporta Sali minerali, zuccheri, acqua, proteine e vitamine.