L’olio di CBD in cucina

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Uno dei migliori metodi per assumere l’olio CBD è quello di utilizzarlo in cucina. Per qualunque ragione si decida di fare uso del CBD, la possibilità di integrarlo ad alcune ricette e ad alcuni cibi non è affatto da sottovalutare: utilizzare l’olio di CBD in cucina, infatti, può rappresentare una valida alternativa al classico metodo di assunzione, che prevede semplicemente di lasciare agire qualche goccia di questo olio sotto la lingua, per poi ingoiare il tutto.

Acquistare canapa online e, quindi, acquistare anche l’olio di CBD può essere un ottimo metodo per avere sempre a disposizione questi ingredienti e per poterne fare utilizzo, preparando delle ottime ricette che permettano di assumere il CBD in una forma diversa, sicuramente più originale e magari anche più golosa e gustosa.

In questo articolo, vedremo perché può risultare utile fare uso dell’olio di CBD in cucina e elencheremo qualche esempio di ricetta da provare a preparare e gustare. Continuate a leggere per saperne di più!

Perché utilizzare l’olio di CBD in cucina

Cucinare con l’olio di CBD, rispetto ad altre modalità di assunzione di questa sostanza, presenta diversi vantaggi.

  • Innanzitutto, l’ingerimento di questa sostanza fa sì che entri in circolo molto più velocemente e che ci rimanga per un periodo di tempo molto più lungo, che arriva anche a sfiorare un numero ragguardevole di ore.
  • Cucinare con l’olio di CBD, inoltre, rende anche più semplice il dosaggio di questa sostanza all’interno di molte ricette, che nel paragrafo successivo andremo a presentare.
  • Ultimo, ma non per importanza, il sapore dell’olio di CBD può non piacere a tutti: mischiarlo e combinarlo al sapore dei cibi con cui lo andremo a cucinare renderà sicuramente la sua assunzione più semplice anche in questo senso. Si sentirà, infatti, in bocca, non solo il sapore dell’olio di CBD, ma anche quello degli altri cibi.

Ricette con l’olio CBD

In questo paragrafo, come accennato in precedenza, elencheremo alcune ricette al cui interno si può inserire l’olio di CBD, che integrato ad altri cibi sarà certamente più semplice da assumere.

  • Banana bread con cioccolato e olio di CBD: per questa ricetta, sarà sufficiente seguire la classica preparazione di un banana bread al cioccolato e aggiungere un cucchiaino di olio di CBD all’impasto, che, una volta pronto, andrà in forno.
  • Frullato di mango all’olio di CBD: per questa ricetta, non vi serve altro che del mango, del buon latte fresco, del ghiaccio e un cucchiaino di olio di CBD. Il risultato sarà una merenda freschissima.
  • Pancake all’olio di CBD: che siano dolci o salati, è possibile preparare degli ottimi pancake all’olio di CBD. Basterà aggiungere un cucchiaino di olio di CBD alla classica ricetta e il piatto è pronto.
  • Guacamole all’olio di CBD: è possibile preparare la famosissima crema di avocado e cipolla, perfetta per accompagnare le tortilla, anche con l’utilizzo dell’olio di CBD. Non dovrete fare altro che aggiungere un cucchiaino di olio di CBD durante la preparazione.
  • Barrette proteiche all’olio di CBD: per i più attenti alla dieta, è possibile inserire l’olio di CBD come ingrediente anche a questa ricetta. La dose, in questo caso, dipende da quante barrette proteiche si ha intenzione di preparare.
  • Insalata con olio di CBD: per quelli meno bravi in cucina, inoltre, è possibile aggiungere l’olio di CBD anche ad una semplice insalata, come se fosse il suo condimento. Basterà un cucchiaino di olio di CBD, mischiato all’olio d’oliva, all’aceto o ai condimenti che più preferite, e l’insalatona sarà pronta.
  • Yogurt con frutta e olio di CBD: questa è la ricetta per una colazione sana e veloce. Gli ingredienti utili sono uno yogurt, la frutta che preferite e un cucchiaino di olio di CBD a completare il tutto.

Tutte le proprietà della vitamina E

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La vitamina E svolge diverse funzioni importanti per la rigenerazione delle cellule, e non solo: scopriamo perché è così importante per il nostro organismo.  Ne parliamo assieme ai farmacisti della Farmacia Pelizzo una delle migliori farmacie di turno di Udine.

Conosciuta anche con il nome di tocoferolo, la vitamina E comprende un gruppo di molecole liposolubili che svolgono una funzione molto importante per il nostro organismo, dal momento che proteggono le membrane cellulari e contrastano l’azione svolta dai radicali liberi. Si tratta di un nutriente essenziale, e di conseguenza può essere assunta attraverso l’alimentazione. In particolare, nel cibo la vitamina E è presente in forma di esteri di tocoferolo; gli enzimi pancreatici la liberano in modo che essa possa essere assorbita dall’intestino tenue. Nell’intestino, i chilomicroni inglobano la vitamina E e la trasportano, attraverso le vie linfatiche, nel circolo sanguigno. Qui circola legate alle lipoproteine HDL (nelle donne) e alle lipoproteine LDL (negli uomini).

Le azioni svolte dalla vitamina E

La vitamina E è un prezioso antiossidante e combatte gli effetti dei radicali liberi dell’ossigeno, secondo meccanismi che devono essere individuati ancora con precisione dagli studiosi. Quel che si sa con certezza è che la vitamina E reagisce con i radicali perossili tossici e instabili; ne derivano chinoni e altri complessi molecolari stabili che interrompono la catena di reazioni di degradazione dei lipidi. Si tratta di un meccanismo biochimico di straordinario valore per proteggere gli acidi nucleici e le molecole strutturali di membrana. L’azione svolta dalla vitamina E si interseca con quella della SOD, del glutatione e della vitamina C, che sono altri sistemi antiossidanti i quali possono rigenerare il tocoferolo. È proprio grazie a questo specifico sinergismo di azione che la vitamina E viene considerata l’antiossidante più potente di tutto il corpo umano.

A che cosa serve la vitamina E nel nostro organismo

Inoltre, la vitamina E è un moderatore della reattività enzimatica. Infatti diversi studi hanno messo in evidenza che un deficit di vitamina E può determinare cambiamenti significativi e alterazioni dell’attività enzimatica, con conseguenze sulla sintesi dei neurotrasmettitori e sul rilascio degli ormoni. Questa sostanza è anche un antiaggregante piastrinico in virtù della sua capacità di garantire l’equilibrio della permeabilità di membrana; in più inibisce direttamente il trombossano A2 e altre sostanze che hanno un effetto aggregante. Infine, la vitamina E è uno stabilizzatore di membrana cellulare.

La carenza di vitamina E

Una dieta con pochi grassi può causare una carenza di vitamina E, e lo stesso dicasi, più in generale, per un’alimentazione non sufficiente. Esistono, poi, patologie congenite da deficit enzimatico e patologie sistemiche come le anemie, la cirrosi indotta da alcolismo, le epatopatie, le pancreatiti e la malattia di Crohn che possono, a loro volta, provocare una mancanza di questa vitamina. Ne derivano manifestazioni cliniche come disturbi neurologici, ematologici, muscolari e della vista.

Le cause e i sintomi del deficit di vitamina E

I sintomi della carenza di vitamina E cambiano a seconda delle cause che determinano tale deficit. Si può trattare di disturbi muscolari o oftalmologici, come nel caso delle retinopatie pigmentarie, mentre nei bambini che sono nati prematuri si possono riscontrare delle anemie. Più rari sono le sindromi neurodegenerative che comportano una riduzione della sensibilità periferica e un calo dei riflessi, ma anche la miopatia. In generale, nei Paesi occidentali la carenza di vitamina E si verifica solo in conseguenza di diete prive di grassi. Tale sostanza è comunque presente in molti alimenti, fra i quali le olive, la frutta secca, il germe di grano, la carne, il pesce, gli spinaci, i broccoli e in generale gli ortaggi a foglia verde. È ridotto, invece, l’apporto che scaturisce dal latte e dai suoi derivati.

Come mangiare se si ha la sindrome dell’ovaio policistico

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La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia che ha ripercussioni pesanti sia a livello fisiologico che dal punto di vista psicologico: per fortuna è possibile intervenire e migliorare tale condizione con una giusta alimentazione. Il Ne parliamo con il nutrizionista a Udine dott. Mauro Meloni ci farà una completa sull’argomento.

Indicata con la sigla PCOS, la sindrome dell’ovaio policistico consiste in un disordine metabolico piuttosto frequente che interessa fino al 10% delle donne, iniziando di solito durante la pubertà e continuando per l’intera età fertile. La conseguenza consiste in un aumento delle dimensioni delle ovaie, in alterazioni di carattere metabolico ed endocrino e nella comparsa di diverse cisti ovariche. Al giorno d’oggi la sindrome viene ritenuta una delle cause più frequenti di infertilità. Se ci sono condizioni patologiche ulteriori (per esempio l’obesità di tipo addominale) si nota una maggiore intensità delle manifestazioni cliniche, da cui derivano gravi complicazioni: un generalizzato incremento del rischio cardiovascolare e la comparsa di alterazioni metaboliche ed endocrine come la dislipidemia.

I sintomi della sindrome dell’ovaio policistico

I sintomi della sindrome cominciano in età puberale e si possono intensificare con il passare del tempo. Va detto, comunque, che la soggettività è elevata e i sintomi possono avere diversi gradi di intensità. Nel novero dei segni clinici ci sono la presenza di acne, il sovrappeso o addirittura l’obesità, l’amenorrea o l’irregolarità delle mestruazioni e infine l’irsutismo, che comporta un eccesso di peluria sul corpo e sul viso. Altri sintomi riguardano le apnee notturne, l’insonnia e in generale i problemi correlati al sonno; ancora, si possono citare la depressione, la carenza di energia, l’ansia e la pelle ispessita e scura nei gomiti, nella nuca e nella zona periascellare. Nel corso della gravidanza può comparire il diabete gestazionale, mentre una condizione di sovrappeso può originare un parto pretermine.

Come si deve mangiare

Un approccio alimentare appropriato è di fondamentale importanza per prevenire le complicanze che possono essere provocate dalla sindrome dell’ovaio policistico. Una dieta quotidiana equilibrata, infatti, permette di tenere sotto controllo non solo una condizione di sovrappeso e la dislipidemia, ma anche situazioni infiammatorie croniche, fra le quali la steatosi epatica non alcolica (il cosiddetto fegato grasso). Le donne in sovrappeso o in condizione di obesità, pertanto, devono scegliere un regime ipocalorico: in altre parole, l’introito di calorie provenienti dagli alimenti deve favorire una riduzione del grasso corporeo e quindi un calo ponderale. Grazie alla perdita di tessuto adiposo, infatti, si verifica una regolazione più efficace dell’insulina, da cui scaturisce il miglioramento di vari parametri metabolici come le transaminasi, i trigliceridi e il colesterolo.

Guida a una dieta migliore

È importante aumentare il consumo di legumi, che sono alimenti con un alto contenuto di fibre solubili: proprio per questo motivo hanno proprietà apprezzabili sul piano metabolico ed endocrino. Conviene, poi, limitare gli zuccheri semplici in modo che non superino il 15% dell’introito calorico complessivo. Una quantità eccessiva di zuccheri non ha solo conseguenze negative dal punto di vista della glicemia, ma contribuisce a favorire l’infiammazione della mucosa intestinale, il che può portare a una condizione disbiotica. È fondamentale d’altro canto assumere cereali integrali, che contengono vitamine del gruppo B, minerali e soprattutto fibre, grazie a cui i carboidrati possono essere assorbiti in maniera più lenta: il che previene uno stimolo insulinemico eccessivo.

Gli alimenti da privilegiare

Anche le verdure devono essere consumate in maniera regolare. Anche in questo caso si parla di alimenti che forniscono un apporto significativo di fibre e che in più hanno molecole antiossidanti al proprio interno. Le carote, le spinaci, i cavolfiori, i broccoli e la rucola vanno consumati in grandi quantità a meno che non si soffra di problemi intestinali.

Barrette proteiche: come scegliere le migliori per chi si allena

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Le barrette proteiche sono una soluzione ideale per chi si allena e ha bisogno di assumere una dose maggiore di proteine durante il corso della giornata scegliendo uno snack che sia al contempo salutare oltre che proteico.

Ma come scegliere le migliori barrette proteiche e in quando assumerle? Lo scopriamo insieme in questa guida dedicata!

Barrette proteiche: come scegliere le migliori?

Quali sono le barrette proteiche migliori in commercio? Le barrette con la giusta dose di proteine devono essere assunte nel momento in cui ci si allena per riuscire ad aumentare la propria massa corporea. Il giusto quantitativo di proteine può essere raggiunto in parte con l’alimentazione e in parte con prodotti che ne aiutano l’integrazione.

Tra i prodotti che supportano l’integrazione delle proteine ci sono sicuramente le barrette proteiche che possono essere scelte in base alle esigenze di ogni persona. Infatti, non solo ci sono gusti differenti ma le varie barrette hanno anche un diverso contenuto di proteine, di grassi, vitamine, Sali minerali, zuccheri, e così via.

Le migliori barrette sono ricche di proteine, fibre, Sali minerali e presentano una dose di grassi non eccessivo. Inoltre, se si soffre di qualche intolleranza devi scegliere delle barrette che si presentano senza glutine, vegane, senza grassi, senza zuccheri oppure senza lattosio.

La soluzione migliore per capire quali sono le barrette ideali da utilizzare nella tua dieta è quella di leggere la lista degli ingredienti e verificare con la tabella nutrizionale quali sono i vari componenti presenti al suo interno e valutare se possono essere utili alla tua dieta.

Barrette proteiche: meglio con o senza zuccheri

Le barrette proteiche vengono vendute sia con sia senza zucchero. Gli zuccheri in realtà quando si fa esercizio fisico non devono essere troppi. Anzi, è necessario limitare l’assunzione di zuccheri raffinati e favorire l’introduzione di quelli che provengono dalla frutta e da alimenti ricchi di fibre.

Dunque, in teoria le barrette proteiche migliori sono quelle senza zucchero e con un alto livello di proteine. Attenzione però a verificare quali sono gli ingredienti e i sostituti dello zucchero presenti per dolcificare le barrette.

Ti consiglio, dunque, di scegliere le barrette senza zucchero quando puoi. Altrimenti puoi valutare l’assunzione di barrette con una ridotta dose di zuccheri ma con una buona quantità di fibre.

Quando bisogna assumere le barrette proteiche?

Le barrette proteiche possono essere inserite all’interno della propria alimentazione come snack da consumare quando e dove si preferisce. È possibile mangiare una barretta proteica per fare uno spuntino ad esempio a metà mattinata o a metà pomeriggio.

Le barrette non dovrebbero essere usate invece come un sostituto della colazione che invece dovrebbe essere preparata con ingredienti freschi e con il giusto apporto sia di proteine sia di grassi, fibre e Sali minerali.

Un altro impiego che si può fare delle barrette è quello di assumerle quando si è finito di fare esercizio fisico. Sono perfette per reintegrare i giusti micro e macro nutrienti post work out.

Come ogni alimento, bisognerebbe comunque non abusarne e inserire le barrette proteiche all’interno della dieta sana e bilanciata scegliendo di optare per vari spuntini da alternare tra di loro.

Quante calorie deve avere una barretta proteica?

Le calorie delle barrette proteiche possono andare da un minimo di 200 Kcal fino a oltre 400 Kcal. In genere più che guardare al contenuto di calorie delle barrette proteiche bisogna fare attenzione agli ingredienti che sono presenti al suo interno. La barretta proteica si deve presentare dunque equilibrata: con il giusto contenuto di calorie e gli ingredienti perfetti per seguire la tua dieta al meglio.

Come combattere la solitudine della persona anziana?

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Chissà quante volte l’abbiamo sentito dire nella nostra vita che gli anziani sono come i bambini, ed è proprio così: da bambini per poter crescere abbiamo bisogno di essere assistiti in continuazione e anche da anziani, sopratutto in quei casi dove vi sono delle complicazioni, diventa necessario un’assistenza continua. Ma non solo, da anziani poiché le forze fisiche non sono le migliori diventa difficile interagire con gli altri. Certo, le persone più anziane godono della compagnia dei figli, dei nipoti e dei familiari. Ma, purtroppo, spesso i ritmi della vita non ci permettono di trovare del tempo disponibile per passare del tempo con i nostri cari e laddove ciò accade diventa indispensabile trovare una soluzione a questo problema.

Poiché anche loro, così come noi, hanno bisogno di stare insieme agli altri, di parlare di ridere e così via, se ciò non accade rischiano di ricadere in momenti di solitudine. Questo diventa rischioso perché così facendo nella persona anziana aumenteranno molto di più i rischi di sviluppare problemi di salute. Proprio per questo motivo diventa necessario assistere gli anziani, non solo fisicamente ma anche sentimentalmente, ma laddove il tuo tempo a disposizione sia ridotto fai affidamento a professionisti del settore che aiutano gli anziani non solo a stare bene e in salute ma anche a passare il tempo libero attraverso chiacchiere e compagnia. In particolare, se cerchi badanti Torino e provincia fai affidamento alla nostra piattaforma, le nostre professioniste sono esperte e qualificate.

Come aiutare gli anziani a stare meglio

Purtroppo con l’andare avanti con l’età le forze fisiche si riducono, ma non solo spesso si perdono anche i punti di riferimento di una vita intera. Può infatti accadere che partner, amici e famigliari perdonano la vita e questi eventi provocano disagio in tutti noi. In particolare, gli anziani ne risentono maggiormente poiché si ritornano a dover vivere da soli senza più avere vicino a sè stessi nessuno. I più fortunati godono della compagnia dei figli e familiari, mentre altri si ritrovano a dover vivere dentro le quattro mura della casa in totale solitudine.

Al fine di non arrivare fino a questo punto è necessario stimolare positivamente la persona anziana affinché essa esca fuori e faccia amicizia con altri coetanei. Uscire fuori e fare le passeggiate permette di migliorare anche il proprio umore. Poi inoltre, ci sono varie associazioni che offrono progetti rivolti agli anziani dove si svolgono diverse attività, partecipare ad esse permette non solo di migliorare il proprio umore ma anche di fare amicizia.

Poi inoltre, per tutte quelle persone anziane curiose vi sono vari corsi che vengono offerti per imparare ad utilizzare i dispositivi digitali. Internet così come ai giovani, anche alle persone anziane offre un sacco di opportunità. Non solo l’anziano potrà comunicare con i suoi familiari attraverso i dispositivi digitali ma potrà sfruttare internet per fare amicizia online. Difatti in rete esistono diverse chat room rivolti alle persone anziane dove potranno avere l’opportunità di comunicare con altre persone ed istaurare rapporti senza dover uscire di casa. Non solo, internet risulta essere un ottimo svago, difatti permette di guardare film, serie tv, ascoltare musica, partecipare a seminari e corsi e tanto altro il tutto con un prezzo davvero accessibile.

Compagnia umana e animale per aiutare l’anziano a stare meglio

Laddove l’anziano non possa godere della compagnia dei suoi familiari risulta fondamentale fare affidamento su una badante la quale assisti sia su un lato sanitario che anziano. Un’altra opportunità, laddove la persona anziana sia in grado ancora di mantenersi da sola è sfruttare della compagnia di un animale. Sono molti gli studi che confermano che l’animale domestico porta un sacco di benefici alla persona anziana. Cani, gatti e pesci sono in grado di calmarci, ma non solo nel caso degli anziani sono in grado di farli sentire ancora utili, crea in loro una routine e un attaccamento. Così facendo la persona anziana si sente meno sola.

Onde d’urto: che cosa sono e a che cosa servono?

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Tra i diversi metodi che sono messi a disposizione di utenti e pazienti, per la cura di diverse patologie o, ancor meglio, per intervenire in casi di problematiche che si avvertono dal punto di vista osseo, muscolare o al livello di tessuti, esistono le onde d’urto, che permettono di curare diverse patologie e che sono particolarmente ambite e utilizzate sia dal punto di vista ortopedico, sia nella realtà fisiatrica.

Per quanto tantissime persone possano sottovalutare la grande importanza delle onde d’urto, in realtà una qualsiasi terapia onde d’urto permette di venire incontro a una serie di esigenze e problematiche, rappresentando una soluzione ottimale per diversi problemi che sussistono dal punto di vista organico. Per questo motivo, è importantissimo prendere in considerazione che cosa siano le onde d’urto, quale sia la loro importanza e, soprattutto, quali sono le patologie che possono essere curate attraverso una terapia di questo genere.

Che cosa sono le onde d’urto e come vengono utilizzate dal punto di vista medico?

Nel prendere in considerazione la grande importanza delle onde d’urto e, soprattutto, di una terapia a base di queste componenti, è importante prendere in considerazione il funzionamento di queste onde e, soprattutto, la natura delle stesse. E’ bene sottolineare che lo strumento in questione non è assolutamente invasivo e che, anzi, molto spesso è utilizzato in luogo di altre tipologie di intervento, che potrebbero essere più spiacevoli e fastidiose per il paziente. Si tratta di onde acustiche ad alta energia, che vengono utilizzate sia nell’ambito della fisioterapia, sia in ambito ortopedico e fisiatrico. In effetti, servendosi di un macchinario, le onde d’urto riescono a comportare benefici di vario genere, in virtù degli specifici utilizzi. 

Se, infatti, in passato le onde d’urto venivano utilizzate in ambito urologico, per frantumare i calcoli renali e alleviare il dolore causato dagli stessi, oggi le onde d’urto vengono utilizzate, al di là di questa materia, anche per alcune patologie che si presentano dal punto di vista ortopedico e fisiatrico, come tendinopatie, calcificazioni ossee, rigenerazione di tendini, rigenerazioni del tessuto osseo e tanto altro ancora.

La soluzione offerta dalle onde d’urto riesce a provocare un grandissimo senso di sollievo, rispetto ad un dolore che naturalmente alleviato nella sua intensità. In alcuni casi, addirittura, le onde d’urto riescono a evitare spiacevoli e fastidiosi interventi chirurgici, qualora ci sia la possibilità di intervenire per tempo e, soprattutto, in modo poco invasivo.

Terapie che possono essere realizzate con le onde d’urto

Dopo aver considerato quale sia la natura delle onde d’urto, si possono prendere in sottolineatura tutte le terapie che possono essere svolte servendosi di questo specifico metodo. Al fine di considerare quali siano le patologie per cui è indicato il trattamento con onde d’urto, bisogna sottolineare innanzitutto che le stesse fungono da strumento in grado di curare sia patologie in fase acuta che in fase cronica, per quanto, naturalmente, le patologie in fase acuta, che presentano, come sintomo fondamentale, un dolore persistente e fastidioso per il paziente, possano essere curate nel più breve tempo possibile, servendosi di una possibilità terapeutica sicuramente importante.

Per stabilire un trattamento sulla base delle onde d’urto bisognerà, chiaramente, ricercare un consiglio medico, per poi procedere presso professionisti specializzati nel trattamento in questione. Ovviamente, per quanto la patologia che viene maggiormente curata sia quella dello sperone calcaneare, per cui il trattamento è particolarmente conosciuto,  le onde d’urto possono essere applicate anche ad altre patologie specifiche, tra le quali quelle che seguono:

  • fascite plantare;
  • sperone calcaneare;
  • tendinopatia calcifica achillea;
  • tendinopatia calcifica della spalla;
  • pubalgia;
  • epicondilite (o gomito del tennista);
  • Jumper’s knee (o ginocchio del saltatore);
  • ritardo di consolidazione ossea;

Dieta mediterranea: i benefici

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Quando si parla di dieta mediterranea ci si riferisce, in particolare, a quel tipo di alimentazione tipica dei paesi del mar Mediterraneo: Italia, Marocco, Spagna, Portogallo, Croazia, Grecia. Questi paesi si contraddistinguono rispetto ad altri per la forte presenza di alimenti che offrono numerosi benefici alla salute del corpo umano. Sarà per questo che ancora oggi, la dieta Mediterranea viene considerata tra i modelli alimentari più importanti per la salute di un uomo. Fondamentalmente, questa particolare alimentazione si basa sul consumo di alimenti di origine vegetale come potrebbero essere pasta, pane, cereali, orzo, farro, legumi, verdura, olio extravergine d’oliva e tanti altri. Al contrario, viene limitato il consumo di alimenti di origine animale come carne, pesce, uova e latticini. Ovviamente l’assunzione dei vari alimenti deve essere studiata a seconda delle caratteristiche del proprio corpo. Per questo, è meglio consultare un dietologo torino per capire cosa mangiare, con quanta frequenza e quantità.

Tra i pilastri fondamentali di questa dieta, senza dubbio, vi è l’assunzione di molta acqua e la regolare attività fisica. Spesso, per analizzare questa dieta si ricorre all’uso di una piramide alimentare. Tra gli alimenti che stanno alla base si troveranno frutta, verdura e cereali come farina, pasta e pane. Salendo vengono collocati gli alimenti che possono essere assunti quotidianamente come yogurt e latte, frutta secca e condimenti come l’olio extravergine d’oliva, cipolla, aglio e spezie varie. Ancora più in alto, nella piramide alimentare, troviamo gli alimenti da consumare preferibilmente settimanalmente. Tra questi, vi sono: il pesce azzurro, i legumi, pollo, uova e formaggi non più di due a settimana. In cima, infine, troviamo tutti quegli alimenti che per norma dovrebbero essere consumati con molta moderazione e sono: carne rossa, dolci, alcolici e bevande gassate.

Calorie consigliate da assumere

Come abbiamo detto in precedenza, la dieta varia a seconda delle caratteriste del corpo. Non tutti infatti posseggono lo stesso metabolismo e quindi diverso è il fabbisogno energetico da assumere quotidianamente. Lasciare molto spazio a frutta e verdura significa non solo fare bene al proprio corpo, ma anche favorire una produzione ecosostenibile e basso impatto ambientale. È importante, dunque, scegliere prodotti biologici in modo da evitare di far male al proprio corpo e all’ambiente. Tenendo conto degli alimenti, dell’età e di quanta attività fisica si è soliti fare, l’energia e le calorie da assumere quotidianamente vengono ripartite in percentuale: 45-60% composto da glucidi o carboidrati; 20-25% da grassi, cercando di evitare il più possibile quelli saturi, 10-12% da proteine.

La dieta mediterranea ha tutti i requisiti di base per mantenere un’alimentazione equilibrata perchè, come abbiamo visto, si basta principalmente su alimenti 100% naturali e con un basso rapporto calorico. Tuttavia, trovare questi alimenti bio non è sempre facile. Nel caso non si abbia la possibilità di trovare alimenti freschi, si può optare per i prodotti biologici confezionati. Essi vengono trattati senza composizioni chimiche e vengono confezionati all’interno di sacchetti bio senza conservanti artificiali.

L’importanza della dieta alimentare

L’assunzione di una dieta mediterranea racchiude sicuramente molti benefici. Tra questi, ad esempio, la riduzione di fattori di rischio metabolico (colesterolo, glicemia ecc). In più ritarda l’invecchiamento e favorisce uno stile di vita più sano così da ridurre il rischio di incorrere in disturbi legati al sistema cardiovascolare. Seguire la dieta mediterranea, inoltre, implica una riduzione di cibi che contengono molto sale o zucchero come dolci, salumi, bevande varie. In sostituzione, fibre come cereali integrali, frutta e verdura consentono di avere il giusto rapporto calorico necessario a fornire quella sensazione di sazietà, evitando così di cadere in tentazioni inutili. Infine, un altro beneficio della dieta mediterranea è quello di essere sempre pieno di energie e mai affaticati.

Food&Beverage: come si è mosso l’indice di Borsa nell’ultimo anno

FoodBeverage

Mangiare è uno dei più grandi piaceri della vita. Lo sappiamo bene noi di Palazzodelgusto.it, che abbiamo dedicato moltissimi articoli su tematiche come il cibo sano e quanto sia fondamentale mangiare in modo equilibrato e salutare. Oggi, per la prima volta da queste colonne, andremo ad analizzare, in modo più approfondito, i risvolti economici che si celano dietro al mondo del food&beverage.

In un momento storico come quello attuale, segnato da una profonda riduzione del PIL di tutti i paesi maggiormente sviluppati, il settore, in controtendenza, da chiari ed evidenti segni di tenuta, seppur con sfumature ampiamente differenti tra loro. Se le grandi catene di supermercati hanno visto addirittura ampliare i propri fatturati durante la pandemia, altrettanto, ad esempio, non si può dire delle aziende vinicole, che iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel solo ora dopo mesi di agonia.

Food & Beverage: fatturato raddoppiato entro il 2024

Analizzando i dati nel loro complesso, il 2020 del Food&Beverage è stato a dir poco strepitoso: dai 155 miliardi di dollari del 2019, il fatturato si è attestato attorno ai 236 miliardi. Un aumento di oltre il 50% che fa ben intendere come la crisi sanitaria non abbia lambito, in senso lato, il settore del food and beverage. Ed anche i primi dati di quest’anno sembrano confermare che il trend sia ancora in aumento.

Si stima, infatti, che alla fine del 2021 il fatturato del settore ammonterà a 270 miliardi, facendo registrare un ulteriore incremento del 15% rispetto allo scorso anno. Gli studi analizzati da alcuni analisti del settore finanziario, indicano un futuro roseo del comparto anche nel medio periodo: entro il 2024, infatti, si stima che il “F&B” avrà raddoppiato il proprio fatturato rispetto al 31 dicembre 2019.

L’importanza dell’alimentazione, intesa come mangiare sano ed in modo sostenibile a livello ambientale, si può evincere anche in tutti quei fondi legati al mondo ESG, dove vengono spesso inseriti titoli del settore alimentare da parte dei gestori. Il Food and Beverage, quindi, è uno dei settori attualmente più in voga nel mondo finanziario, che restano centrali nelle strategie messe in atto dai più importanti trader di tutto il mondo.

Un esempio lampante, in tal senso, lo si può evincere collegandosi ad una delle più importanti piattaforme finanziarie mondiali, dov’è possibile, oltre ad accendere un conto demo etoro per prendere dimestichezza con le funzioni del portale, poter copiare le strategie dei trader professionali e cercare quel profitto che, attualmente, è di fatto impossibile da ottenere nel mondo del comparto “free-risk”.

Borsa: la corsa del FTSE Italian Food & Beverage

Quanto il food and beverage sia stato “dominante” nei mercati finanziari, lo si può evincere direttamente dalla Borsa di Milano, recentemente passata di mano dal gruppo London Stock Exchange ad Euronext (in cordata con Intesa San Paolo e la Cassa Depositi e Prestiti): negli ultimi dodici mesi (Maggio 2020-maggio 2021), l’indice di riferimento (FTSE Italia Food & Beverage) è cresciuto di quasi il 45%.

L’indice nostrano ha messo a segno un incremento decisamente maggiore rispetto alla media mondiale, dove il “F&B” ha fatto registrare un aumento del 20%. Una differenza importante, che deve tenere in considerazione due aspetti: le valutazioni dei titoli “F&B” del nostro mercato erano, in epoca pre-covid”, leggermente sottostimati; la qualità dell’alimentare nazionale viene premiata ulteriormente in questo momento, con una forte ripresa dell’export.

Per investire, finanziariamente parlando, nel mondo del Food&Beverage, esistono svariate opportunità. Oltre ai classici listini azionari e obbligazionari, dove poter acquistare i singoli titoli, è possibile approcciare a questo comparto tramite degli ETF o fondi appositamente dedicati, acquistabili direttamente nelle migliori piattaforme di trading online presenti nel web.

Prodotti Anti-Age: quando iniziare ad utilizzarli e come sceglierli!

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Quando è necessario iniziare ad acquistare e a utilizzare una skin-care che contenga prodotti anti-age?

È inevitabile che per prevenire e combattere i tanto odiati segni del tempo è importante trattare la pelle in modo diverso, con prodotti specifici che siano in grado di restituire alla pelle le sostanze di cui ha bisogno!

Detersione, idratazione sono fondamentali sin dalla prima adolescenza, ma scopriamo insieme come cambia la pelle e come scegliere i prodotti più adatti!

Trattamenti anti-Age: quando iniziare ad acquistarli?

Per prevenire e combattere i primi segni del tempo è necessario mettersi in azione quando le ultime non sono ancora evidenti e profonde.

Quindi, se ti stai chiedendo se puoi iniziare a 40 a contrastare le prime rughe la risposta è assolutamente No.

Una corretta detersione e pulizia del viso deve iniziare già dall’adolescenza, utilizzando prodotti mirati per la propria tipologia di pelle, ma prima di iniziare con i trattamenti anti-età per il viso è bene aver ben in mente alcune cose da non fare MAI, ovvero:

  1. andare a letto truccate
  2. Non detergere il viso prima di una sessione Make-up
  3. Non utilizzare una crema viso idratante
  4. Non utilizzare uno scrub delicato

Bisogna prestare attenzione che non è solo il fattore tempo che danneggia la nostra pelle, per scoprire di più di lascio un articolo scritto da una consulente di bellezza che tratta dell’argomento: Trattamenti anti age viso, cause dell’invecchiamento cutaneo e come prevenirlo .

Trattamenti Anti-Age: perché utilizzarli? Cos’hanno di diverso rispetto i classici prodotti?

I prodotti che vengono utilizzati e consigliati per i trattamenti anti-aging sono differenti dai classici prodotti per adolescenti perché contengono nutritivi e principi attivi che aiutano a riempire e a sostituire le mancanze della pelle che con il passare del tempo tendono ad essere meno presenti.

Principalmente si tratta di ingredienti che stimolano la mancata produzione di collagene e di conseguenza il rinnovamento delle cellule.

Le creme Anti-Age hanno proprietà benefiche idratanti, rimpolpante, nutritive e rassodante!

Le principali caratteristiche di un ottimo trattamento Anti-Age

 

Riconoscere una crema anti-age di qualità non è sempre facile al primo utilizzo, ma in generale ci sono caratteristiche che corrispondono a caratteristiche imminenti e positive, ovvero:

la texture della pelle: se una volta applicata la crema il viso risulta morbido e liscio il prodotto a primo d’occhio può essere buono, se invece la texture della pelle risulta appiccicosa, rovinata e lucida i casi sono due, hai utilizzato troppo prodotto o semplicemente il prodotto non è adatto alle tue necessità.

Idratazione: un aspetto fondamentale è come un prodotto idrata la pelle, certo è necessario scegliere la crema in base alle proprie esigenze e alla tipologia di pelle ma nessuno vorrebbe ritrovarsi con la faccia unta o secca.

L’assorbimento: questa caratteristica è molto importante in quanto ci porta a due diverse tipologie di creme: giorno e notte. In generale le creme da giorno nascono per dare idratazione e senso di leggerezza durante la giornata mentre quelle notti sono più corpose e nutrienti proprio per il tempo di posa.

In generale possiamo dire che una buona crema anti-age deve farti sentire meglio con la propria pelle migliorandone l’aspetto ma anche proteggendola da filtri UV e dagli effetti collaterali dell’invecchiamento.

Scegliere la crema antietà più adatta in base alla tipologia di pelle

Quanto è difficile approcciarsi a questo mondo? Quante creme anti-aging esistono in commercio e quante possibilità abbiamo di scegliere quella giusta al primo acquisto?

Innanzi tutto, la prima regola è scegliere la crema in base alla propria tipologia di pelle: grassa, secca e mista.

  1. Pelle secca: scegli una crema delicata che aiuti a contrastare l’effetto secco della tua pelle, che contenga una protezione dai raggi UV almeno a 15 e che sia nutriente.
  2. Pelle Mista: la crema in questione dovrà essere idratante ma non troppo, dovrà avere una buona protezione contro i raggi UV ma non essere troppo pastosa.
  3. Pelle Grassa: la crema dovrà avere una texture leggera che contrasti l’effetto lucido, opacizzando la pelle.

Se invece vuoi andare sul sicuro richiedi un appuntamento con un centro estetico specializzato in anti-age e fatti consigliare il prodotto più adatto alle tue esigenze!

Come preparare il caffè perfetto

caffe perfetto
Come preparare il caffè perfetto comodamente a casa? Una domanda che in moltissime persone si pongono ed a cui noi cercheremo di dare una risposta. Il caffè è sicuramente tra le bevande più amate e consumate al mondo. Il suo aroma, il suo profumo, il suo colore e le sue tante varianti sono solo alcune delle sue caratteristiche che lo rendono così speciale. Se è ben noto di come sia indispensabile avere una delle migliori macchine da caffè per poterne godere davvero tutta l’essenza, è anche vero che ci sono dei piccoli trucchetti che ti possono davvero aiutare e noi siamo qui per aiutarti a scoprirli tutti.

Come preparare il caffè perfetto: trucchi e consigli

Alzi la mano chi non ama alzarsi al mattino e sentire il profumo del caffè che invade la cucina per poi sedersi comodamente ed assaporare sorso dopo sorso quella tazzina fumante. Un risveglio così fa partire al meglio anche una delle più pensati e frenetiche giornate. Ma come fare quel caffè perfetto in ogni singolo aspetto che tanto bramiamo nei bar? Pochi e semplici dettagli, ma di assoluta importanza.

La miscela giusta

Partiamo subito con il dirti che il primo passo che devi compiere per preparare il caffè perfetto è sicuramente quello di dare molta attenzione alla scelta della materia prima, ovvero della miscela. Se la materia prima è di scarsa qualità non puoi di certo pretendere di avere un caffè di spessore. Inoltre, scegli sempre una miscela adatta al tipo di macchinetta (moka, espresso, cialde, chicchi, ecc.). Se ad esempio utilizzi la moka non puoi assolutamente utilizzare il caffè in polvere per macchinetta. Certo, il caffè riusciresti anche ad averlo ma non darà mai il massimo del suo aroma.

Le quantità

Alla base del preparare un caffè perfetto ci sono anche le giuste quantità. Usare troppa acqua od usare troppa miscela non farà altro che spezzare l’equilibrio e, quindi, rovinare anche il risultato finale. Utilizzando la moka, per esempio, dovrai:
  • riempire di acqua fino al giusto livello segnato sempre all’interno della parte inferiore;
  • formare una piccola montagnetta con la polvere di caffè. Se vuoi un caffè forte e corposo lascia la montagnetta (senza esagerare ovviamente, se invece lo vuoi più leggero opta per l’eliminare quello in eccesso livellando la montagnetta di polvere.
Piccoli dettagli ma che fanno la differenza.

Il giusto calore

Ebbene si, anche il fuoco ed il fornello fanno davvero la differenza. Si sa, in cucina come in amore vince sempre la pazienza. Tieni sempre la fiamma bassa così che il caffè possa risalire in modo lento e possa, così, riuscire a trarre tutto il buon aroma dalla polvere utilizzata. Ci vorrà qualche minuto in più che devi crederci se ti diciamo che ne varrà davvero la pena.

La cremina di caffè

Come preparare un caffè perfetto come al bar? Ricreando anche la meravigliosa cremina che lo contraddistingue. Per far ciò ti servirà davvero qualche secondo e pochissimi ingredienti.
  • Prendi un bicchiere di vetro ed un cucchiaino.
  • Aspetta che il caffè cominci a fuoriuscire e prendi un cucchiaino del primo caffè risalito e versalo dentro al bicchiere.
  • Aggiungi due-tre cucchiaini di zucchero e comincia a mescolare in modo energico per qualche istante fino a quando non arriverai ad avere una cremina delle giusta consistenza.
  • Versala sopra al caffè una volta pronto.
  • Bevi il tuo caffè e lasciati trasportare dal suo aroma.
Come vedi avere un caffè perfetto anche a casa è possibile.