Come mangiare se si ha la sindrome dell’ovaio policistico

verdure

La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia che ha ripercussioni pesanti sia a livello fisiologico che dal punto di vista psicologico: per fortuna è possibile intervenire e migliorare tale condizione con una giusta alimentazione. Il Ne parliamo con il nutrizionista a Udine dott. Mauro Meloni ci farà una completa sull’argomento.

Indicata con la sigla PCOS, la sindrome dell’ovaio policistico consiste in un disordine metabolico piuttosto frequente che interessa fino al 10% delle donne, iniziando di solito durante la pubertà e continuando per l’intera età fertile. La conseguenza consiste in un aumento delle dimensioni delle ovaie, in alterazioni di carattere metabolico ed endocrino e nella comparsa di diverse cisti ovariche. Al giorno d’oggi la sindrome viene ritenuta una delle cause più frequenti di infertilità. Se ci sono condizioni patologiche ulteriori (per esempio l’obesità di tipo addominale) si nota una maggiore intensità delle manifestazioni cliniche, da cui derivano gravi complicazioni: un generalizzato incremento del rischio cardiovascolare e la comparsa di alterazioni metaboliche ed endocrine come la dislipidemia.

I sintomi della sindrome dell’ovaio policistico

I sintomi della sindrome cominciano in età puberale e si possono intensificare con il passare del tempo. Va detto, comunque, che la soggettività è elevata e i sintomi possono avere diversi gradi di intensità. Nel novero dei segni clinici ci sono la presenza di acne, il sovrappeso o addirittura l’obesità, l’amenorrea o l’irregolarità delle mestruazioni e infine l’irsutismo, che comporta un eccesso di peluria sul corpo e sul viso. Altri sintomi riguardano le apnee notturne, l’insonnia e in generale i problemi correlati al sonno; ancora, si possono citare la depressione, la carenza di energia, l’ansia e la pelle ispessita e scura nei gomiti, nella nuca e nella zona periascellare. Nel corso della gravidanza può comparire il diabete gestazionale, mentre una condizione di sovrappeso può originare un parto pretermine.

Come si deve mangiare

Un approccio alimentare appropriato è di fondamentale importanza per prevenire le complicanze che possono essere provocate dalla sindrome dell’ovaio policistico. Una dieta quotidiana equilibrata, infatti, permette di tenere sotto controllo non solo una condizione di sovrappeso e la dislipidemia, ma anche situazioni infiammatorie croniche, fra le quali la steatosi epatica non alcolica (il cosiddetto fegato grasso). Le donne in sovrappeso o in condizione di obesità, pertanto, devono scegliere un regime ipocalorico: in altre parole, l’introito di calorie provenienti dagli alimenti deve favorire una riduzione del grasso corporeo e quindi un calo ponderale. Grazie alla perdita di tessuto adiposo, infatti, si verifica una regolazione più efficace dell’insulina, da cui scaturisce il miglioramento di vari parametri metabolici come le transaminasi, i trigliceridi e il colesterolo.

Guida a una dieta migliore

È importante aumentare il consumo di legumi, che sono alimenti con un alto contenuto di fibre solubili: proprio per questo motivo hanno proprietà apprezzabili sul piano metabolico ed endocrino. Conviene, poi, limitare gli zuccheri semplici in modo che non superino il 15% dell’introito calorico complessivo. Una quantità eccessiva di zuccheri non ha solo conseguenze negative dal punto di vista della glicemia, ma contribuisce a favorire l’infiammazione della mucosa intestinale, il che può portare a una condizione disbiotica. È fondamentale d’altro canto assumere cereali integrali, che contengono vitamine del gruppo B, minerali e soprattutto fibre, grazie a cui i carboidrati possono essere assorbiti in maniera più lenta: il che previene uno stimolo insulinemico eccessivo.

Gli alimenti da privilegiare

Anche le verdure devono essere consumate in maniera regolare. Anche in questo caso si parla di alimenti che forniscono un apporto significativo di fibre e che in più hanno molecole antiossidanti al proprio interno. Le carote, le spinaci, i cavolfiori, i broccoli e la rucola vanno consumati in grandi quantità a meno che non si soffra di problemi intestinali.

Barrette proteiche: come scegliere le migliori per chi si allena

barretta

Le barrette proteiche sono una soluzione ideale per chi si allena e ha bisogno di assumere una dose maggiore di proteine durante il corso della giornata scegliendo uno snack che sia al contempo salutare oltre che proteico.

Ma come scegliere le migliori barrette proteiche e in quando assumerle? Lo scopriamo insieme in questa guida dedicata!

Barrette proteiche: come scegliere le migliori?

Quali sono le barrette proteiche migliori in commercio? Le barrette con la giusta dose di proteine devono essere assunte nel momento in cui ci si allena per riuscire ad aumentare la propria massa corporea. Il giusto quantitativo di proteine può essere raggiunto in parte con l’alimentazione e in parte con prodotti che ne aiutano l’integrazione.

Tra i prodotti che supportano l’integrazione delle proteine ci sono sicuramente le barrette proteiche che possono essere scelte in base alle esigenze di ogni persona. Infatti, non solo ci sono gusti differenti ma le varie barrette hanno anche un diverso contenuto di proteine, di grassi, vitamine, Sali minerali, zuccheri, e così via.

Le migliori barrette sono ricche di proteine, fibre, Sali minerali e presentano una dose di grassi non eccessivo. Inoltre, se si soffre di qualche intolleranza devi scegliere delle barrette che si presentano senza glutine, vegane, senza grassi, senza zuccheri oppure senza lattosio.

La soluzione migliore per capire quali sono le barrette ideali da utilizzare nella tua dieta è quella di leggere la lista degli ingredienti e verificare con la tabella nutrizionale quali sono i vari componenti presenti al suo interno e valutare se possono essere utili alla tua dieta.

Barrette proteiche: meglio con o senza zuccheri

Le barrette proteiche vengono vendute sia con sia senza zucchero. Gli zuccheri in realtà quando si fa esercizio fisico non devono essere troppi. Anzi, è necessario limitare l’assunzione di zuccheri raffinati e favorire l’introduzione di quelli che provengono dalla frutta e da alimenti ricchi di fibre.

Dunque, in teoria le barrette proteiche migliori sono quelle senza zucchero e con un alto livello di proteine. Attenzione però a verificare quali sono gli ingredienti e i sostituti dello zucchero presenti per dolcificare le barrette.

Ti consiglio, dunque, di scegliere le barrette senza zucchero quando puoi. Altrimenti puoi valutare l’assunzione di barrette con una ridotta dose di zuccheri ma con una buona quantità di fibre.

Quando bisogna assumere le barrette proteiche?

Le barrette proteiche possono essere inserite all’interno della propria alimentazione come snack da consumare quando e dove si preferisce. È possibile mangiare una barretta proteica per fare uno spuntino ad esempio a metà mattinata o a metà pomeriggio.

Le barrette non dovrebbero essere usate invece come un sostituto della colazione che invece dovrebbe essere preparata con ingredienti freschi e con il giusto apporto sia di proteine sia di grassi, fibre e Sali minerali.

Un altro impiego che si può fare delle barrette è quello di assumerle quando si è finito di fare esercizio fisico. Sono perfette per reintegrare i giusti micro e macro nutrienti post work out.

Come ogni alimento, bisognerebbe comunque non abusarne e inserire le barrette proteiche all’interno della dieta sana e bilanciata scegliendo di optare per vari spuntini da alternare tra di loro.

Quante calorie deve avere una barretta proteica?

Le calorie delle barrette proteiche possono andare da un minimo di 200 Kcal fino a oltre 400 Kcal. In genere più che guardare al contenuto di calorie delle barrette proteiche bisogna fare attenzione agli ingredienti che sono presenti al suo interno. La barretta proteica si deve presentare dunque equilibrata: con il giusto contenuto di calorie e gli ingredienti perfetti per seguire la tua dieta al meglio.

Dieta mediterranea: i benefici

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Quando si parla di dieta mediterranea ci si riferisce, in particolare, a quel tipo di alimentazione tipica dei paesi del mar Mediterraneo: Italia, Marocco, Spagna, Portogallo, Croazia, Grecia. Questi paesi si contraddistinguono rispetto ad altri per la forte presenza di alimenti che offrono numerosi benefici alla salute del corpo umano. Sarà per questo che ancora oggi, la dieta Mediterranea viene considerata tra i modelli alimentari più importanti per la salute di un uomo. Fondamentalmente, questa particolare alimentazione si basa sul consumo di alimenti di origine vegetale come potrebbero essere pasta, pane, cereali, orzo, farro, legumi, verdura, olio extravergine d’oliva e tanti altri. Al contrario, viene limitato il consumo di alimenti di origine animale come carne, pesce, uova e latticini. Ovviamente l’assunzione dei vari alimenti deve essere studiata a seconda delle caratteristiche del proprio corpo. Per questo, è meglio consultare un dietologo torino per capire cosa mangiare, con quanta frequenza e quantità.

Tra i pilastri fondamentali di questa dieta, senza dubbio, vi è l’assunzione di molta acqua e la regolare attività fisica. Spesso, per analizzare questa dieta si ricorre all’uso di una piramide alimentare. Tra gli alimenti che stanno alla base si troveranno frutta, verdura e cereali come farina, pasta e pane. Salendo vengono collocati gli alimenti che possono essere assunti quotidianamente come yogurt e latte, frutta secca e condimenti come l’olio extravergine d’oliva, cipolla, aglio e spezie varie. Ancora più in alto, nella piramide alimentare, troviamo gli alimenti da consumare preferibilmente settimanalmente. Tra questi, vi sono: il pesce azzurro, i legumi, pollo, uova e formaggi non più di due a settimana. In cima, infine, troviamo tutti quegli alimenti che per norma dovrebbero essere consumati con molta moderazione e sono: carne rossa, dolci, alcolici e bevande gassate.

Calorie consigliate da assumere

Come abbiamo detto in precedenza, la dieta varia a seconda delle caratteriste del corpo. Non tutti infatti posseggono lo stesso metabolismo e quindi diverso è il fabbisogno energetico da assumere quotidianamente. Lasciare molto spazio a frutta e verdura significa non solo fare bene al proprio corpo, ma anche favorire una produzione ecosostenibile e basso impatto ambientale. È importante, dunque, scegliere prodotti biologici in modo da evitare di far male al proprio corpo e all’ambiente. Tenendo conto degli alimenti, dell’età e di quanta attività fisica si è soliti fare, l’energia e le calorie da assumere quotidianamente vengono ripartite in percentuale: 45-60% composto da glucidi o carboidrati; 20-25% da grassi, cercando di evitare il più possibile quelli saturi, 10-12% da proteine.

La dieta mediterranea ha tutti i requisiti di base per mantenere un’alimentazione equilibrata perchè, come abbiamo visto, si basta principalmente su alimenti 100% naturali e con un basso rapporto calorico. Tuttavia, trovare questi alimenti bio non è sempre facile. Nel caso non si abbia la possibilità di trovare alimenti freschi, si può optare per i prodotti biologici confezionati. Essi vengono trattati senza composizioni chimiche e vengono confezionati all’interno di sacchetti bio senza conservanti artificiali.

L’importanza della dieta alimentare

L’assunzione di una dieta mediterranea racchiude sicuramente molti benefici. Tra questi, ad esempio, la riduzione di fattori di rischio metabolico (colesterolo, glicemia ecc). In più ritarda l’invecchiamento e favorisce uno stile di vita più sano così da ridurre il rischio di incorrere in disturbi legati al sistema cardiovascolare. Seguire la dieta mediterranea, inoltre, implica una riduzione di cibi che contengono molto sale o zucchero come dolci, salumi, bevande varie. In sostituzione, fibre come cereali integrali, frutta e verdura consentono di avere il giusto rapporto calorico necessario a fornire quella sensazione di sazietà, evitando così di cadere in tentazioni inutili. Infine, un altro beneficio della dieta mediterranea è quello di essere sempre pieno di energie e mai affaticati.

Food&Beverage: come si è mosso l’indice di Borsa nell’ultimo anno

FoodBeverage

Mangiare è uno dei più grandi piaceri della vita. Lo sappiamo bene noi di Palazzodelgusto.it, che abbiamo dedicato moltissimi articoli su tematiche come il cibo sano e quanto sia fondamentale mangiare in modo equilibrato e salutare. Oggi, per la prima volta da queste colonne, andremo ad analizzare, in modo più approfondito, i risvolti economici che si celano dietro al mondo del food&beverage.

In un momento storico come quello attuale, segnato da una profonda riduzione del PIL di tutti i paesi maggiormente sviluppati, il settore, in controtendenza, da chiari ed evidenti segni di tenuta, seppur con sfumature ampiamente differenti tra loro. Se le grandi catene di supermercati hanno visto addirittura ampliare i propri fatturati durante la pandemia, altrettanto, ad esempio, non si può dire delle aziende vinicole, che iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel solo ora dopo mesi di agonia.

Food & Beverage: fatturato raddoppiato entro il 2024

Analizzando i dati nel loro complesso, il 2020 del Food&Beverage è stato a dir poco strepitoso: dai 155 miliardi di dollari del 2019, il fatturato si è attestato attorno ai 236 miliardi. Un aumento di oltre il 50% che fa ben intendere come la crisi sanitaria non abbia lambito, in senso lato, il settore del food and beverage. Ed anche i primi dati di quest’anno sembrano confermare che il trend sia ancora in aumento.

Si stima, infatti, che alla fine del 2021 il fatturato del settore ammonterà a 270 miliardi, facendo registrare un ulteriore incremento del 15% rispetto allo scorso anno. Gli studi analizzati da alcuni analisti del settore finanziario, indicano un futuro roseo del comparto anche nel medio periodo: entro il 2024, infatti, si stima che il “F&B” avrà raddoppiato il proprio fatturato rispetto al 31 dicembre 2019.

L’importanza dell’alimentazione, intesa come mangiare sano ed in modo sostenibile a livello ambientale, si può evincere anche in tutti quei fondi legati al mondo ESG, dove vengono spesso inseriti titoli del settore alimentare da parte dei gestori. Il Food and Beverage, quindi, è uno dei settori attualmente più in voga nel mondo finanziario, che restano centrali nelle strategie messe in atto dai più importanti trader di tutto il mondo.

Un esempio lampante, in tal senso, lo si può evincere collegandosi ad una delle più importanti piattaforme finanziarie mondiali, dov’è possibile, oltre ad accendere un conto demo etoro per prendere dimestichezza con le funzioni del portale, poter copiare le strategie dei trader professionali e cercare quel profitto che, attualmente, è di fatto impossibile da ottenere nel mondo del comparto “free-risk”.

Borsa: la corsa del FTSE Italian Food & Beverage

Quanto il food and beverage sia stato “dominante” nei mercati finanziari, lo si può evincere direttamente dalla Borsa di Milano, recentemente passata di mano dal gruppo London Stock Exchange ad Euronext (in cordata con Intesa San Paolo e la Cassa Depositi e Prestiti): negli ultimi dodici mesi (Maggio 2020-maggio 2021), l’indice di riferimento (FTSE Italia Food & Beverage) è cresciuto di quasi il 45%.

L’indice nostrano ha messo a segno un incremento decisamente maggiore rispetto alla media mondiale, dove il “F&B” ha fatto registrare un aumento del 20%. Una differenza importante, che deve tenere in considerazione due aspetti: le valutazioni dei titoli “F&B” del nostro mercato erano, in epoca pre-covid”, leggermente sottostimati; la qualità dell’alimentare nazionale viene premiata ulteriormente in questo momento, con una forte ripresa dell’export.

Per investire, finanziariamente parlando, nel mondo del Food&Beverage, esistono svariate opportunità. Oltre ai classici listini azionari e obbligazionari, dove poter acquistare i singoli titoli, è possibile approcciare a questo comparto tramite degli ETF o fondi appositamente dedicati, acquistabili direttamente nelle migliori piattaforme di trading online presenti nel web.

Come preparare il caffè perfetto

caffe perfetto
Come preparare il caffè perfetto comodamente a casa? Una domanda che in moltissime persone si pongono ed a cui noi cercheremo di dare una risposta. Il caffè è sicuramente tra le bevande più amate e consumate al mondo. Il suo aroma, il suo profumo, il suo colore e le sue tante varianti sono solo alcune delle sue caratteristiche che lo rendono così speciale. Se è ben noto di come sia indispensabile avere una delle migliori macchine da caffè per poterne godere davvero tutta l’essenza, è anche vero che ci sono dei piccoli trucchetti che ti possono davvero aiutare e noi siamo qui per aiutarti a scoprirli tutti.

Come preparare il caffè perfetto: trucchi e consigli

Alzi la mano chi non ama alzarsi al mattino e sentire il profumo del caffè che invade la cucina per poi sedersi comodamente ed assaporare sorso dopo sorso quella tazzina fumante. Un risveglio così fa partire al meglio anche una delle più pensati e frenetiche giornate. Ma come fare quel caffè perfetto in ogni singolo aspetto che tanto bramiamo nei bar? Pochi e semplici dettagli, ma di assoluta importanza.

La miscela giusta

Partiamo subito con il dirti che il primo passo che devi compiere per preparare il caffè perfetto è sicuramente quello di dare molta attenzione alla scelta della materia prima, ovvero della miscela. Se la materia prima è di scarsa qualità non puoi di certo pretendere di avere un caffè di spessore. Inoltre, scegli sempre una miscela adatta al tipo di macchinetta (moka, espresso, cialde, chicchi, ecc.). Se ad esempio utilizzi la moka non puoi assolutamente utilizzare il caffè in polvere per macchinetta. Certo, il caffè riusciresti anche ad averlo ma non darà mai il massimo del suo aroma.

Le quantità

Alla base del preparare un caffè perfetto ci sono anche le giuste quantità. Usare troppa acqua od usare troppa miscela non farà altro che spezzare l’equilibrio e, quindi, rovinare anche il risultato finale. Utilizzando la moka, per esempio, dovrai:
  • riempire di acqua fino al giusto livello segnato sempre all’interno della parte inferiore;
  • formare una piccola montagnetta con la polvere di caffè. Se vuoi un caffè forte e corposo lascia la montagnetta (senza esagerare ovviamente, se invece lo vuoi più leggero opta per l’eliminare quello in eccesso livellando la montagnetta di polvere.
Piccoli dettagli ma che fanno la differenza.

Il giusto calore

Ebbene si, anche il fuoco ed il fornello fanno davvero la differenza. Si sa, in cucina come in amore vince sempre la pazienza. Tieni sempre la fiamma bassa così che il caffè possa risalire in modo lento e possa, così, riuscire a trarre tutto il buon aroma dalla polvere utilizzata. Ci vorrà qualche minuto in più che devi crederci se ti diciamo che ne varrà davvero la pena.

La cremina di caffè

Come preparare un caffè perfetto come al bar? Ricreando anche la meravigliosa cremina che lo contraddistingue. Per far ciò ti servirà davvero qualche secondo e pochissimi ingredienti.
  • Prendi un bicchiere di vetro ed un cucchiaino.
  • Aspetta che il caffè cominci a fuoriuscire e prendi un cucchiaino del primo caffè risalito e versalo dentro al bicchiere.
  • Aggiungi due-tre cucchiaini di zucchero e comincia a mescolare in modo energico per qualche istante fino a quando non arriverai ad avere una cremina delle giusta consistenza.
  • Versala sopra al caffè una volta pronto.
  • Bevi il tuo caffè e lasciati trasportare dal suo aroma.
Come vedi avere un caffè perfetto anche a casa è possibile.

La carne grigliata causa tumori? Come ridurre il rischio di cancro

Carne grigliata, sviluppo del tumore, correlazione tra carne grigliata e cancro

Grigliare la carne è una tradizione ormai consolidata in tantissime culture, ma non è la cosa più sana da fare. Un corpo sempre più crescente di ricerche suggerisce che cucinare le carni sopra una fiamma è legato allo sviluppo cancro: la combustione di legno, gas o carbone emette sostanze chimiche note come idrocarburi policiclici aromatici. L’esposizione a questi cosiddetti IPA è nota per aver causato tumori a pelle, stomaco e fegato di diversi animali da laboratorio: studi epidemiologici suggeriscono che, quando gli IPA di una fiamma si mescolano con l’azoto, ad esempio in pezzo di carne, possono formare IPAH nitrati, o NPAH, che sono ancora più cancerogeni dei PAH negli esperimenti di laboratorio. La conclusione ragionevole, quindi, è che la carne alla griglia può essere pericolosa per la salute.

Le ricerche sulla connessione tra carne grigliata e cancro

Le ricerche che possano collegare lo sviluppo del cancro alla cottura della carne su una fonte di combustione si sono accumulate per decenni. Gli epidemiologi hanno notato, per la prima volta, una connessione tra il consumo di cibi affumicati e il cancro allo stomaco negli anni ’60 in Giappone,  Russia e Europa orientale, dove affumicare è un modo popolare per conservare carne e pesce:  le realtà orientali sono diventate oggetto di ricerca sul cancro gastrico.

Studi più recenti suggeriscono che mangiare carni affumicate può portare al cancro anche al di fuori del tratto gastrointestinale. Uno studio del 2012, ad esempio, ha collegato il consumo di carne affumicata al cancro al seno. Nei decenni successivi alle prime scoperte è diventato chiaro che affumicare non è l’unico metodo di cottura problematico: la pancetta fritta, ad esempio, produce livelli significativi di IPA, probabilmente a causa della volatilizzazione del carbonio nell’alimento stesso. Uno studio iraniano ha scoperto che le persone che sviluppano alcuni tipi di tumori gastrointestinali hanno maggiori probabilità di avere una dieta ricca di cibi fritti piuttosto che bolliti: in questo caso, i ricercatori hanno collegato il livello di rosolatura all’incidenza del cancro.

La FDA e l’OMS rimangono anche preoccupati per la presenza negli alimenti di acrilammide, noto agente cancerogeno che si forma da zucchero e aminoacidi quando viene cotto ad alte temperature. Sono attualmente in corso studi a lungo termine che possano dimostrare che cucinare gli alimenti ad alte temperature, anche senza combustione attiva, può essere pericoloso.

Nessuno di questi studi è definitivo: è possibile che altre variabili spieghino le correlazioni tra cancro e cottura su fiamma o a calore elevato, o che la cancerogenicità degli IPA osservata in studi su animali ne sovrastimi il rischio. Ma i rischi valgono la pena di essere presi sul serio.

Come ridurre il rischio di cancro?

Rinunciare alla cottura ad alto calore è un’idea radicale. Cucinare a fuoco vivo è un’antica pratica che precede la nascita della specie, e può aver praticamente creato gli esseri umani moderni. L’odore e il sapore della carne carbonizzata sussurrano ai propri sé primordiali, evoca la sicurezza e la comunità di raccogliersi attorno al fuoco. È quasi più istinto della tradizione. Anche i ricercatori che studiano gli IPA smettono di raccomandare i divieti sulla cucina ad alto calore.

Ma le prove suggeriscono che accucciarsi intorno ad una fonte di calore e cercare il cibo è un’abitudine che bisogna considerare di interrompere.

Come preparare il perfetto fish & chips: ingredienti e procedimento da seguire

Fish & Chips, procedimento per effettuarlo, ingredienti

Se si prepara un fish & chips di grande livello si riuscirà a competere con i migliori ristoranti in grado di preparare questa pietanza tradizionale in tantissime culture. Si tratta di un piatto amato da tante persone e che, se preparato nel modo migliore possibile, sarà in grado di regalare gioie per il proprio palato: ecco come preparare il perfetto fish & chips!

Consigli da seguire per preparare il perfetto fish & chips

Questa ricetta di pesce è, probabilmente, quella preferita di tutti, non soltanto nelle culture che prediligono e amano il fish & chips, ma anche tra tutte quelle persone che che sono amanti del pesce.

Quando è fatta bene, questa ricetta rivaleggia con tutto ciò che si può comprare e trovare in ristoranti vicino al mare o all’oceano. Chiaramente, per chi abita in zone di mare o nei pressi dell’oceano, utilizzare il pesce fresco è assolutamente consigliato; in alternativa, si può utilizzare tranquillamente un merluzzo opportunamente acquistato, fritto per un paio di giorni, e da non congelare assolutamente!

Ciò potrà portare ad un’enorme differenza nel sapore e nell’aspetto finale del fish & chips. Ovviamente, allo stesso tempo, mentre si bada alla miglior realizzazione possibile del pesce, anche le patate devono essere trattate nel migliore dei modi, in modo da bilanciare perfettamente i sapori. 

Come preparare le patatine fritte

Il procedimento da seguire per realizzare le patatine fritta è fondamentale per la realizzazione di un ottimo fish & chips: la prima cosa da fare è realizzare patatine fritte dello spessore che si desidera, partendo da 4 o 5 patate. Le patate andranno poi fritte in friggitrice per circa 6/7 minuti, fino a quando non raggiungeranno la doratura desiderata. Una volta che ciò sarà accaduto, le patate dovranno essere trasferire su una teglia da cospargere di sale e tenere in forno caldo a circa 200 gradi.

Questi pesce e patatine fritte saranno croccanti, saporiti e deliziosi, si otterrà la ricerca perfetta! Il consiglio è abbinarli con salsa tartara o aceto di malto.

Ingredienti per quattro persone

  • 450 grammi di merluzzo in filetti senza e sfilettati;
  • 1 tazza di farina;
  • 1 tazza di brodo di manzo;
  • 2 uova;
  • 1/2 cucchiaino di lievito in polvere;
  • 1/2 cucchiaino di sale;
  • 1/2 cucchiaino di pepe;
  • Aceto di malto (o spicchi di limone e salsa tartara).

Procedimento

La prima cosa da fare è mescolare la farina normale con il brodo di carne bovina, le uova, il lievito, il sale e il pepe: il procedimento sarà eseguito fino ad ottenere un composto omogeneo.

Immergete il pesce nella pastella, poi rivestire con altra farina; friggete in olio di semi in una padella profonda o in una friggitrice per 6/7 minuti, fino alla doratura desiderata. Condite con aceto di limone o malto e immergete nella salsa tartara.

Valori nutritivi

Calorie: 344kcal | Carboidrati: 47g | Proteine: 30g | Grassi: 3g | Grassi saturi: 1g | Colesterolo: 131mg | Sodio: 608mg | Potassio: 628mg | Fibra: 2g | Zucchero: 1g | Vitamina A: 165IU | Vitamina C: 1.2mg | Calcio: 66mg | Ferro: 3.5mg

L’alimentazione dei bambini

alimentazione dei bambini

L’alimentazione è un fattore fondamentale per il corretto sviluppo del bambino e per ridurre al minimo il rischio di insorgenza di problemi di salute quando il bambino sarà adolescente prima e adulto poi. Purtroppo spesso la loro alimentazione non è corretta. Ecco cosa fare.

Alimentazione: un vero problema

Nel mondo occidentale, soprattutto, l’alimentazione delle persone è generalmente scorretta ma soprattutto lo è quella dei bambini. I dati sono allarmanti: nel 2015 risultava in sovrappeso il 24,9% dei bambini e degli adolescenti, con punte ancora più allarmanti soprattutto nel sud Italia.

In queste aree, si sa, si mangia bene, nel senso che i piatti sono ricchi, gustosi e parecchio abbondanti. Naturalmente non si può generalizzare, ma la maggiore incidenza di sovrappeso infantile è un dato innegabile e grave.

Un bambino in sovrappeso, decisamente “in carne” non è un bambino sano, come popolarmente si crede, ma un bambino esposto a rischi, se non immediati, nel suo prossimo futuro. Occorre, quindi, in generale, impostare una corretta educazione alimentare nei bambini ma questo non può non passare per una corretta alimentazione di tutta la famiglia.

I problemi del sovrappeso infantile

Basta osservare alcune famiglie per rendersi conto di quanto sia vero ciò che abbiamo appena esposto: si vedono mamme, papà e figli tutti piuttosto “abbondanti”. Molti sostengono che si tratti di una questione genetica o ormonale, costitutiva si potrebbe dire.

E’ vero che esistono alcuni stati metabolici, delle malattie che portano al sovrappeso e all’obesità ma nel complessivo dei casi sono una percentuale esigua. Nella maggior parte dei casi si tratta di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica.

Alcuni medici piuttosto crudi nelle loro affermazioni sostengono con i loro pazienti obesi che dicono di mangiare pochissimo e di ingrassare comunque, che nei campi di concentramento tutti mangiavano pochissimo e di grassi non se ne vedevano.

I bambini in sovrappeso rischiano di sviluppare veri disturbi di carattere ormonale e funzionali di alcuni organi; molti di loro svilupperanno il diabete da adulti e le femmine possono andare incontro a problemi anche notevoli dal punto di vista ormonale con disturbi anche di carattere sessuale e di fertilità.

Non parliamo dell’incremento in età più avanzata del rischio di infarto e ictus e in tempi più brevi anche di una certa percentuale di rischio di sviluppo di Tumori: le ricerche di molti scienziati rivelano la drammaticità di questo tipo di rischio.

Come deve essere l’alimentazione dei bambini

É importante che i bambini assumano notevoli quantità di frutta, verdure, cereali, legumi. Anche la carne è loro necessaria, sia di pollo o tacchino che carne rossa, necessaria per la formazione dei globuli rossi e per il sistema immunitario ma con grande moderazione.

Al contrario occorre limitare al minimo il consumo di dolci e di grassi. Il consumo di pesce è altamente consigliato ma ci rendiamo conto che far mangiare ai bambini verdura e pesce è spesso un’impresa ardua.

Tutto nasce dalle abitudini familiari: se fin dalla prima infanzia in famiglia si consumano verdure e pesce, il bambino da sempre sarà abituato a questi gusti e non avrà nessuna difficoltà a seguire questa alimentazione. E’ evidente il ruolo della famiglia nella corretta alimentazione dei bambini.

Merendine & co.

La maggior parte dei bambini a scuola consuma una merendina. Nulla di più sbagliato: piuttosto al mattino preparategli un tramezzino di prosciutto o con altro companatico di carattere sano, niente crema al cioccolato spalmabile, marmellata e simili.

Il bambino, poi, a casa, andrà certamente alla ricerca di patatine, snack vari e cose simili, andando a peggiorare decisamente la situazione. Per merenda andrà, invece, benissimo un frutto, uno yogurt, un frullato di frutta che danno molte vitamine e sali minerali utili al bambino.

Evitate di andare a mangiare nei Fast Food: il cibo che si consuma in questi luoghi non va bene né per il bambino né per i genitori. Un’eccezione ogni tanto va bene, è gratificante e quindi assume anche una valenza positiva ma che non sia la norma.

Anche nella cucina casalinga cercate di ridurre al minimo l’uso di condimenti, grassi, salse. Ottimo l’olio d’oliva da usare a crudo ma assolutamente no ai grassi idrogenati, tipo margarina, per capirci, veramente dannosi per l’organismo di tutti, di più per i bambini.

Infine cercate di evitare i cibi surgelati prefritti o precotti. I surgelati sono ottimi per le verdure, per  i gelati che sono anche sani se in piccole quantità ma assolutamente evitate i piatti come, ad esempio, lasagne e cannelloni pronti o le minestre e risotti in busta, carichi di conservanti ed altri additivi e insaporitori che non fanno assolutamente bene.

I Dolcificanti sono cancerogeni?

Dolcificanti

Molti dolcificanti diversi

I dolcificanti artificiali sono dei prodotti che hanno la funzione di dolcificare gli alimenti con un utilizzo alternativo allo zucchero, particolarmente utili in tutti i casi in cui l’assunzione di zuccheri sia sconsigliato o addirittura vietato, come in caso di diabete. Anche nelle diete dimagranti, laddove le calorie apportate dallo zucchero sono incompatibili con l’obiettivo della dieta, i dolcificanti consentono di ottenere lo stesso effetto dello zucchero ma praticamente senza apporto di calorie.

Diversi anni fa si è accesa una attenzione rispetto alla possibile nocività dei dolcificanti e un allarme è sorto rispetto alla saccarina, un dolcificante parecchio utilizzato all’epoca ritenuta un prodotto cancerogeno.

In effetti la saccarina è stata accertata come causa di insorgenza di tumore della vescica nei topi in seguito ad esperimenti di laboratorio. Questa scoperta ha portato, negli USA, all’obbligo di avviso di nocività per rischio di tumore sule confezioni di tale dolcificante, una cosa anche discutibile poiché se si ritiene che un certo prodotto sia cancerogeno si dovrebbe semplicemente vietare non limitandosi ad un semplice avviso.

Ulteriori studi hanno portato in seguito a capire che la cancerogenicità accertata sui topi non lo è, invece, per l’essere umano in quanto i meccanismi biochimici sono diversi rispetto ai topi e in conseguenza di questo l’obbligo di avviso sulle confezioni di saccarina è stato revocato.

In ogni caso sono proseguiti gli studi anche su altri dolcificanti nel frattempo prodotti e che oggi sono presenti sugli scaffali di negozi e supermercati; la saccarina è caduta in disuso ma non per la sua presunta e smentita cancerogenicità ma per motivi organolettici, per il potere dolcificante aumentato e migliorato con altri prodotti.

L’Aspartame

Un altro dolcificante tuttora utilizzato, l’aspartame, è stato accusato di essere causa di tumore al cervello riferendo un sensibile aumento di questo tipo di tumore dopo l’approvazione dell’aspartame come dolcificante, nel 1981 ma esperimenti su cavie non dimostrò mai questo sospetto.

Ulteriori indagini a seguito di un nuovo allarme dello stesso tipo nel 1996 dimostrarono come l’aumento di casi di tumore al cervello iniziò già nel 1973, ben 8 anni prima dell’approvazione e dell’immissione sul mercato dell’aspartame.

Ancora un’accusa di legame con linfomi e leucemie fu smentito da ricerche scientifiche anche con somministrazione di altissime dosi di aspartame in cavie da laboratorio. Ad oggi si può affermare la sicurezza di questo dolcificante.

 Il Ciclamato

Sembra proprio che il timore della cancerogenicità dei dolcificanti sia di grande proporzione in quanto anche il ciclamato fu accusato di essere responsabile di tumori alla vescica ma la FDA, l’Ente americano che vigila sulla pericolosità di farmaci ed alimenti in realtà non ha mai trovato evidenze di tale collegamento.

A scopo precauzionale venne sospesa la sua vendita in attesa di accertamenti nel 1969 ma dopo le ufficiali smentite sulla sua cancerogenicità e anche co-cancerogenicità, ossia la capacità di rendere cancerogeni altri cibi attraverso reazioni chimiche nell’organismo, vennero presentate istanze per il ripristino commerciale del prodotto che, tuttavia, non venne mai più autorizzato per il sospetto di altre nocività. In Italia è, invece, tuttora autorizzato.

Acesulfame, Sucralosio e Neotame

L’industria ha prodotto nel tempo altri dolcificanti, alcuni per un utilizzo generico, altri dedicati a particolari lavorazioni alimentari, quali l’Acesulfame, il Sucralosio e il Neotame.

Anche per questi dolcificanti la scienza ha approfondito le potenziali nocività legate al loro utilizzo con particolare attenzione alla possibilità che potessero essere responsabili in qualche modo e in qualche grado dello sviluppo di tumori ma dopo oltre 100 ricerche scientifiche nulla è stato trovato di negativo a carico di questi dolcificanti che, quindi, possono essere utilizzati con la massima certezza e serenità.

In genere i dolcificanti sono utili a ridurre l’apporto calorico, a controllare i livelli di glicemia nel sangue e ridurre i rischi di carie dentali.

Colazione, ecco gli errori da evitare nel primo pasto della giornata

colazione

Fare o non fare colazione? Il 17% degli italiani addirittura la salta senza troppi pensieri, mentre il 46% ci mette meno di una decina di minuti per farla. Per poi finire di prepararsi e fiondarsi sul luogo di lavoro. In realtà, invece, sono tanti gli aspetti positivi di fare colazione.

Per seguire un’alimentazione equilibrata anche a colazione sono tante le persone che sfruttano delle app che possano organizzare i pasti al meglio. Ebbene, l’uso delle app e dei dispositivi mobili sta modificando radicalmente le abitudini di un po’ tutti noi da qualche anno a questa parte. Anche nel gioco d’azzardo tutto si sta evolvendo in tal senso: tutti i siti di poker online messi in comparazione offrono la possibilità di puntare e piazzare scommesse anche tramite il proprio device mobile in modo semplice e rapido.

Fare colazione stimola l’aumento del senso di sazietà

Ad esempio, consumare regolarmente la prima colazione favorisce la diminuzione di quella sensazione di fame che comincia già a insorgere a metà mattina e che poi porta a mangiare molto di più durante gli altri pasti. Invece, dedicando il giusto tempo alla colazione, ecco che si può rendere ancora più regolare il consumo degli altri pasti.

Inoltre, chi fa colazione ogni giorno riesce anche a gestire molto meglio il problema legato al potenziale aumento di peso. Secondo una ricerca che è stata portata a termine da parte della Harward Medical School, tutti quelli che al mattino fanno colazione poi abbassano di circa il 50% il rischio di prendere peso e di fare i conti con un problema molto grave come l’obesità.

Uno dei tanti errori, però, che si fanno nel considerare superficialmente la colazione, è certamente quello relativo alla sua durata. Quanto tempo ci dedicate? Quello ideale è compreso tra 10 e 30 minuti. Insomma, la colazione deve trasformarsi in un pasto esattamente come tutti gli altri e non come un appuntamento da vivere in fretta e furia.

Alcuni errori che si commettono troppo spesso

Piuttosto, è il caso di cominciare a ritenere la colazione al pari degli altri pasti importanti della giornata, come pranzo e cena quindi. Una colazione corretta, infatti, dovrebbe essere in grado di garantire circa un quinto delle calorie che si dovrebbero assumere giornalmente. In una colazione ideale non dovrebbero mai mancare latte o yogurt, qualche fetta biscottata o fettina di pane, frutta fresca o spremuta, marmellata o miele e una tazza di tè o di caffè.

Occhio anche a seguire quanti sostengono che bere acqua e limone al mattino sia un toccasana, perché bisogna evitare di farsi condizionare dai consigli, o presunti tali, che vengono diffusi sul web. Un altro errore che si commette molto di frequente è quello di eliminare del tutto il latte vaccino. Più del 42% degli italiani è convinto che rimuovere completamente il latte dalla prima colazione possa portare un grande beneficio. Invece, è il contrario, visto che dà una mano alla reidratazione dopo le ore di riposo notturno e apporta Sali minerali, zuccheri, acqua, proteine e vitamine.